Il No-B day dovrebbe essere pagato dal Cav.

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Il No-B day dovrebbe essere pagato dal Cav.

30 Novembre 2009

Ho molta stima per Peppino Caldarola. Lo seguo sia su ‘Libero’ che sul ‘Riformista’ e molto spesso mi capita di condividere i suoi laconici interventi. Se fosse candidato nel mio collegio elettorale, non esiterei a votarlo. Mi ha convinto all’80% anche il suo articoletto di domenica scorsa apparso sul quotidiano di Antonio Polito, Bersani si tenga lontano da B, in cui si apprezza  il nuovo segretario del PD per <il no alla scelta di partecipare> al No-B day. A differenza di Ignazio Marino e di Adriano Sofri, che, a mio avviso, hanno rivelato, ancora una volta, la qualità morale e intellettuale del loro impegno politico: ma ,che farci?, il chierico italiano, per irrimediabile natura, rientra, più di altri, nel tipo descritto da   Julien Benda nel famoso ‘Tradimento dei chierici’.

 <Il nuovo segretario del PD, ha scritto giustamente Caldarola, vuole lavorare sui contenuti piuttosto che sulla successione di battaglie campali In fondo è sempre successo così in Occidente quando ci si è posti il problema dell’alternativa. Tony Blair riuscì dove i ‘rossi’ del Labour fallirono. Clinton non perse tempo con il demone del reaganismo ma accese la fantasia degli americani su un’altra proposta>.

  Ho detto che Caldarola mi ha convinto all’80% giacché, nelle sue sensate considerazioni, introduce, verso la fine, una frasetta piuttosto ambigua: <il No-B day è ovviamente manifestazione del tutto legittima>. Ed è qui che non ci siamo. Cosa significa ‘legittima’? Se significa che è ‘legale’, che la Rete, Marino, Sofri, Antonio Di Pietro—l’ultimo vero ‘fascista’ in circolazione—hanno il diritto e la libertà di manifestare come, quando e contro chi vogliono, il giudizio dell’articolista è ineccepibile, ci mancherebbe altro! Ma se ’legittimo’ designa un comportamento in linea con lo spirito della democrazia liberale, che conosce il conflitto regolato, il ‘fair play’, il rispetto degli avversari, riguardati come ‘avversari’ appunto e non come ‘nemici’, se ‘legittimo’ si riferisce all’accettazione senza riserve del principio che il governo voluto dalla maggioranza degli elettori è il governo di tutti e, in quanto tale, può essere rovesciato solo dalle urne e non dalle piazze o dai tribunali–che, da noi, stanno diventando la stessa cosa–, il No-B day non solo non è legittimo ma è l’espressione idealtipica, per dirla con Max Weber, del peggiore squadrismo fascista. La manifestazione, infatti, non ha come obiettivo un disegno di legge, un programma di politica economica, la riforma dell’istruzione universitaria o quant’altro, ma un uomo, uno stile di governo e, in definitiva, rappresenta la protesta contro i milioni di italiani che hanno votato per il Cavaliere. Si tratta, in sostanza, dell’ennesima denuncia di quella ‘tirannia della maggioranza’ che ci avrebbe ‘regalato’ la ‘cacocrazia’ ovvero ‘il governo dei peggiori’—per citare il titolo di un libello di Michelangelo Bovero, il più supponente e superficiale degli allievi di Norberto Bobbio.

 In democrazia, si sa, conquista la maggioranza chi riesce a convincere l’ampia fascia degli ‘indecisi’. Se così non fosse, se non si verificassero fluttuazioni da destra a sinistra e viceversa, ogni elezione sarebbe un censimento volto a stabilire quanti elettori blu e quanti elettori rossi si trovano ancora nel ‘regno dei meno’. Ebbene, iniziative come il No-B day fanno sorgere il fondato sospetto che siano segretamente finanziate da Berlusconi per indurre, dinanzi a tanta solare faziosità della sinistra antagonista, gli incerti a votare per lui. Forse come Giampaolo Pansa—v. sempre sul ‘Riformista’ di domenica scorsa il suo spiritoso, geniale e divertente, editoriale ‘Caro Silvio, vai a godertela!’—porto involontariamente acqua al mulino del PDL ma chi come me, fa <il lavoro intellettuale come professione>( e, nel mio caso, un   lavoro, a dir poco comodo, retribuito dallo Stato e non dagli editori Angelucci, Berlusconi, De Benedetti, Agnelli etc.) conosce una sola etica, quella del <dire le cose come stanno>.

Dino Cofrancesco