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Il Papa in Albania contro gli estremismi e in difesa della famiglia

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Papa Francesco visita l'Albania, terra del martirio cristiano sotto la dittatura comunista di Enver Hoxha, il regime che per anni riuscì a spazzare via ogni testimonianza di fede dal Paese balcanico, musulmani, cattolici, minoranza Bektashi, con l'atesimo imposto come 'religione di Stato', i vescovi e i preti uccisi senza pietà.

Bergoglio ha scelto uno Stato "storicamente caratterizzato da una profonda armonia religiosa", come ha spiegato all'Occidentale il giornalista albanese Lavdrim Lita,  "oggi ad attendere Papa Francesco non ci sono solo i cattolici ma anche gli ortodossi e i musulmani". E non a caso il Papa ha parlato di "pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse" che "non è solo un bene auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile". 

Un messaggio chiaro all'islamismo fondamentalista che predica e pratica l'odio, rifuta la convivenza, esercita il terrore. Infine, la scelta di continuare con i viaggi nei Paesi della "periferia", nel caso dell'Albania la periferia europea, un modo per favorire e rafforzare il processo di integrazione di Tirana con la Ue, come ha detto il primo ministro Edi Rama.

Attenzione però, perché tra le altre cose oggi il Papa a Tirana ha anche detto un'altra cosa: "Insieme ai diritti individuali vanno tutelate le realtà intermedie tra l'individuo e lo Stato, prima fra tutte le famiglie". Come dire, la celebrazione della 'rinata' Chiesa albanese e il discorso contro le persecuzioni dei cristiani non sono semplicemente l'eredità di un passato sanguinario: gli orrori delle dittature "conservano la loro attualità sotto vesti diverse", aveva spiegato Francesco lo scorso aprile parlando di "manipolazione educativa".

Un altro monito molto chiaro sulla scristianizzazione dell'Occidente, che evidentemente supera i confini albanesi per rivolgersi anche alle nostre società.

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