Il Patta-pensiero sugli Ogm può cambiare. Basta un po’ d’informazione
20 Febbraio 2008
di Redazione
Cinque nuovi prodotti OGM in votazione lunedì scorso a
Bruxelles presso il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura; cinque OGM
destinati all’import e alla trasformazione come alimenti e mangimi. Cinque
nuove piante che verosimilmente verranno approvate dalla Commissione Europea,
visto il mancato raggiungimento della maggioranza qualificata in positivo o in
negativo.
Fra giochi politici e veti incrociati l’Italia ha espresso quattro no
ed un’astensione. L’astensione riguarda un mais della Syngenta resistente agli
erbicidi. I no sono andati per tre mais ibridi della Monsanto che mettono
insieme diversi geni di resistenza a parassiti, insetti ed erbicidi e alla
cosiddetta superpatata della BASF destinata alla produzione di amido.
Irrituale che a parlare per il nostro Paese non sia stato
il Ministro per l’Agricoltura de Castro, che nella circostanza ne aveva
competenza e facoltà, bensì il sottosegretario alla salute Gian Paolo Patta, un
sindacalista CGIL assurto inaspettatamente agli onori di Governo verosimilmente
per un banale gioco di segreterie di partito. Come dire un sottosegretariato
non si nega a nessuno. Sugli OGM Patta esprime parole già sentite ma non
proprio. Gioacchino Rossini avrebbe detto: “in quest’opera c’è del bello e
c’è del nuovo ma il bello non è nuovo e il nuovo non è bello”. Veniamo al
bello pattiano: “le biotecnologie rappresentano strumenti innovativi ed in
alcuni casi indispensabili per il miglioramento della qualità della vita”.
Monsieur de Lapalisse sarebbe impallidito di fronte a tanto common sense.
C’è da chiedersi come mai i nostri politici siano tutti a favore
dell’innovazione ma come poi all’atto pratico ne neghino l’accesso
agli operatori e ai consumatori?
Nuovo invece è il concetto che “queste proposte
della Commissione sebbene suffragate da un’opinione favorevole dell’Autorità
Europea per la sicurezza alimentare non tengano in debito conto i possibili
effetti sulle produzioni agricole comunitarie e il rispetto della
biodiversità”; nuovo perché nessuno ha mai valutato né valuterà gli
effetti sulla biodiversità italiana di derrate agricole sbarcate nei nostri
porti, stivate e trasferite nelle nostre industrie di trasformazione; nessuno
lo ha fatto o lo farà mai perché sarebbe una perfetta stravaganza visto che si
tratta di derrate e non di semi destinati alla coltivazione.
Rossini dunque avrebbe definito non bello questo nuovo
concetto. Singolare e nuova appare anche l’espressione di ” cautela circa
l’immissione in commercio di alimenti e mangimi geneticamente modificati che
tiene conto dell’opinione pubblica ed in particolare dei consumatori italiani,
preoccupati dell’impatto sulla salute e sull’ambiente nonché della perdita del
patrimonio agroalimentare nazionale”. Come dire è l’opinione pubblica ad
avere la competenza a giudicare la sicurezza di un prodotto mentre gli esperti
dovrebbero limitarsi ratificare i pareri espressi allo stadio, nei bar o la
sera a tavola davanti alla televisione da consumatori profondamente
disinformati e presumibilmente annoiati da un dibattito che i politici – in
primis quelli della sinistra radicale – non hanno nessun interesse a
de-ideologizzare. Di fronte a tanta melassa retorica sarebbe d’uopo dare
credito a certa anti-politica.
E mentre Patta discetta di mais alla Bertoldo veniamo a
conoscenza oggi che questa coltura, con oltre 1 milione e 200 mila
ettari, è la prima in Italia, che ha perfino sorpassato il frumento duro e
che la crescita della domanda e l’impiego di prodotti sementieri di
vecchia generazione – una delle conseguenze appunto del Patta e del simil-Patta
pensiero contro gli OGM – ha fatto crescere le importazioni di mais trasformato
in modo esponenziale (ben quadruplicate in 4 anni).
Un trend inarrestabile data
la domanda crescente per mangimi e biocarburanti. Patta e i
simil-Patta quindi dovrebbero andare a sciacquare i panni nel Po per
comprendere a fondo a cosa potrebbero servire gli OGM. Basterebbe ascoltare la
voce del Presidente di Futuragra, il friulano Duilio Campagnolo, che ha
denunciato l’Italia presso la Commissione Europea per la moratoria sul mais
resistente agli insetti. Secondo Campagnolo i maiscoltori italiani in 6 anni di
non adozione avrebbero perso oltre 1 miliardo di euro. C’è poi un’altra denuncia
questa ben più grave: gli scienziati aderenti al network Sagri (Salute
Agricoltura Ricerca) hanno rivelato come il Governo italiano avrebbe tenuta
nascosta una ricerca che dimostrava la maggior sicurezza del mais OGM rispetto
a quello convenzionale per la ridotta presenza di tossine cancerogene. Su
questo cosa direbbero i consumatori italiani a Patta? E Patta, alla luce di
ciò, sarebbe disposto a “modificare” il Patta-pensiero?
