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Il pullman di Veltroni è appena partito e c’è già qualcuno che vuol scendere

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La corsa solitaria alla Forrest Gump sta diventando un rissoso rincorrersi con spinte, schiaffi, cazzotti, insulti e quant’altro. Veltroni era partito dal nobile proposito di metter in campo il Pd senza apparentamenti e senza confusioni: un partito col profilo nitido che andava a cercarsi i voti dappertutto mostrando il proprio volto.

Poi, la prima alleanza con Tonino Di Pietro: i giustizialisti avevano bisogno di una rappresentanza autonoma con tanto di simbolo. Subito dopo è scoppiata la grana radicale. Pannella e Bonino sono allenati a fare rumore e, infatti, il loro ingresso nel Pd ha provocato un gran casino. Ma per arrivare allo scontro al calor bianco c’è voluto anche l’innesto di Veronesi che si affiancava alla pattuglia laicista capeggiata da Bonino, Cappato, Mina Welby, Viale. Insomma, tutta gente che i cattolici doc, tipo la senatrice Paola Binetti vedono come il fumo negli occhi. Dulcis in fundo c’è stata la cacciata di Ciriaco De Mita per raggiunti limiti d’età: un pensionamento non gradito dall’intellettuale-politico della Magna Grecia.

La miscela è diventata esplosiva. Ha cominciato a tuonare “Famiglia Cristiana”, organo della sinistra cattolica che  aveva eletto Veltroni a proprio eroe sino alla settimana scorsa. Ha protestato senza tanti complimenti persino Rosy Bindi che, per amor di pace, con i diessini aveva addirittura presentato un disegno di legge sui Dico. Il professor Andrea Riccardi, un cattolico innamorato del partito democratico, ha rinunciato alla candidatura. E infine si è riunita cupa e minacciosa la pattuglia teodem che per il momento ha deciso di restare dentro al partito, ma che – dicono i bene informati – sta pensando ad organizzarsi in corrente.

Insomma, reazioni a catena che minacciano di terremotare la costruzione veltroniana fatta di sapienti colpi d’immagine. Al loft si cerca di correre ai ripari. E’ tutto un cercare di blandire e accarezzare i cattolici. Lo fa Goffredo Bettini, ci prova il vicesegretario Francreschini, ma le loro parole cadono nel nulla: fra radicali e teodem, Veronesi e Bindi è in corso una zuffa.

Mentre a Roma si è scatenato il rissone, il factotum veltroniano Walter Verini è rientrato per qualche giorno a Città di Castello: deve preparare la sua campagna elettorale che lo porterà alla Camera come deputato della sua città. Questo rientro – meraviglia della provincia – è stato salutato con grandi festeggiamenti nei bar e nelle piazze. Tutti i vassalli e valvassori democratici della zona sono andati a rendere omaggio al concittadino che ha fatto carriera nella capitale e che occupa un posto importante nel cuore del capo. I castellani sono molto fieri delle loro ultime leve che sono emigrate: la più famosa e festeggiata è ancora la Monica Bellucci, ma Verini corre (da solo?) per un buon secondo posto. Certo un tempo, la cittadina umbra produceva personalità ben più nobili, valga per tutti l’esempio di un grande pittore come Burri. Adesso, però, ci si acconcia volentieri a brindare col pupillo di Veltroni. E mentre a Roma si bisticcia, a Castello si festeggia a base di tartufo e cacciagione.   


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