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Agosto italiano

Il sabato Roberta lavora e io ne approfitto per andare a Fregene

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Da quando convivo con Roberta il sabato è vacanza a metà: lei comunque deve lavorare e io senza di lei in questa casa sono sempre un po’ spaesato.

A lei piace il suo lavoro, poi guadagna discretamente. A volte mi fa venire voglia di lasciar perdere tutto e lanciarmi nel negozio, quando mi parla del rapporto con la gente, del contatto umano, le chiacchierate con i clienti che magari vanno lì apposta. Poi il fatto che non debba rendere conto a nessuno, che se ha da fare chiude, o chiede alla madre di sostituirla.

Tutto molto bello, ma il sabato?

Il sabato al chiodo no! Io personalmente ho bisogno almeno di due giorni alla settimana per riprendermi dal lavoro, per sentire che non sono solo esclusivamente una pedina della società ma ho anche una vita.

Certo però che se mi sto costruendo una vita insieme a una persona che lavora il sabato è un po’ inutile! Ma in fondo ho anche dei buoni amici.

Mi alzo, prendo il cellulare e chiamo Giovanni.

 “Oho! Chi si sente! Puntuale come la morte! Sabato, Roberta lavora, e tu ti ricordi degli amici!”. 

“Dove sei maledetto! Che è questo casino!”.

“Sono a Fregene brutto ciccione! Prendi quel catorcio di motoretta che ti sei comprato e raggiungimi”.

Detto fatto, raggiungo Giovanni a Fregene.

Col motorino ci vuole un attimo sia ad arrivare che soprattutto a parcheggiare. I ragazzi nelle macchine incastrati nel traffico al caldo mi odiano. Entro in spiaggia e lo chiamo per raggiungerlo.

Ha preso un lettino, è insieme ad altre due ragazze. Una la riconosco, è la sua collega. L’altra no, sarà un’amica della collega.

Saluto.

Giovanni si alza e mi abbraccia.

È una delle prime estati che non passiamo insieme ed effettivamente è un po’ strano.

Lasciamo lì roba ed amiche e andiamo in riva al mare per un sano aggiornamento amicale.

Ci sediamo sul bagnasciuga come da ragazzi e cominciamo a parlare.

Lui è rimasto a Roma tutta l’estate per stare appresso a Marta, e pare che abbia fatto un caldo mortale. Io gli racconto della Sicilia e soprattutto di Roberta, e la cosa gli fa ancora strano. Non deve essere facile rielaborare le figure di due così cari amici e pensarle associate. Così, quando gli racconto dei particolari amorosi, lo vedo ancora abbastanza stranito.

“Hai capito la Valentini, bei segreti nascosti eh!” dice per sdrammatizzare, ma non funziona, lo conosco troppo bene.

Torniamo verso le sue amiche, e, incredibilmente, non le troviamo. Sembra non ci siano più.

Io non le conoscevo e non ero neanche sicuro che quella fosse la sua collega. Quindi per quanto mi riguarda potrebbero essere tranquillamente scappate con le nostre cose. Ma non esterno questo mio pensiero.

Ci ricordavamo entrambi più o meno dove fossero, e una volta raggiunto quel posto intorno a noi una fiumana di gente ci impedisce di capire cosa sia successo.

Così ci ritroviamo in piedi fermi al sole tra la gente che passa vicino a dei lettini che non sono i nostri e ci guarda incerta visto che oltretutto ostruiamo il passaggio.

Devono passare cinque minuti buoni prima di renderci conto che le nostre amiche sono qualche metro più indietro.

Quando le raggiungiamo propongono di andare a fare un aperitivo al bar dello stabilimento. L’idea è carina e si sta anche molto bene, ma mi manca la mia cipollina sott’olio che tra poco chiuderà il suo negozio e vorrà trovarmi a casa. Quindi declino gentilmente l’invito e me ne torno verso Roma col mio bolide, già col sorriso all’idea di rivederla.

La vita è fatta di scelte, grandi e piccole. A volte quelle grandi condizionano le piccole, portano a qualche rinuncia, ma il bene superiore può venire solo da loro.

Giro al massimo l’acceleratore e alzo il braccio sinistro per sentire il vento sulla mano.

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1 COMMENT

  1. Senza parole, anche
    Senza parole, anche quest’anno Agosto italiano è meraviglioso. Con l’Umorismo e la leggerezza entrate dritti al cuore perchè capaci di raccontare in maniera semplice e mai banale la vita. complimenti a entrambi gli autori!

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