Il trionfo di Grillo

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Il trionfo di Grillo

16 Settembre 2007

Mai, nemmeno il Bossi dei tempi più feroci, il Berlusconi più acrimonioso, o il Calderoli più esagitato avevano osato tanto. Mai una valanga di insulti e di offese si era riversata con tanta abbondanza sul popolo della sinistra. Per molto meno in passato si aprivano crisi istituzionali, il Quirinale interveniva a pacificare gli animi e a spendere parole di pace (Bossi che dà del “cadavere” a Marini e poi gli chiede anche scusa ci fa sciogliere in lacrime di tenerezza al confronto). Questa volta accade il contrario: il carnefice colpisce con le sue sferzate e le vittime si spellano le mani d’applausi. E’ quello che è successo al Palasharp di Lampugano, dove gli organizzatori della Festa dell’Unità hanno avuto la brillante idea di invitare Beppe Grillo.

Grillo non s’è fatto pregare e davanti a novemila spettatori in estasi da flagellazione ha distrutto quello che resta del partito che fu di Gramsci, di Togliatti, di Berlinguer, riducendolo a una macchietta infangata e sbilenca che verrebbe voglia di adottare e sottrarre alle mani degli eredi che con tanta ilare follia lo hanno disconosciuto.

Ci sono stati altri momenti in cui la politica si è esposta da sola alla gogna: Andreotti che vota per la sua stessa incriminazione, il “parlamento degli indagati” che chiede il suo scioglimento. Ma la foga con cui i bravi e le brave compagne di Lampugnano hanno applaudito alla dannazione non solo della loro storia ma anche del loro futuro non si era ancora mai vista.

Loro sono lì che festeggiano la nascita di un nuovo partito e Grillo gli dice che i partiti sono la “cancrena della democrazia”;  puntano le loro carte sul Partito Democratico e Grillo li avverte che “è una cosa che nasce morta”; s’alza una bandiera rossa e Grillo chiede di nasconderla “perché porta sfiga”. E non si sente un fischio, una protesta, nessuno si alza indignato, no: giù applausi su applausi, come si fa quando si stringe ancora un po’ il cilicio. Altro che la sindrome di Tafazzi, qui siamo al martirio, ma non per salvezza bensì per la perdizione finale.

Grillo con la bava alla bocca, l’occhio vitreo e il sudore che gronda, affondava le sue fauci nel collo così gentilmente offerto della sua preda. E’ stato il suo trionfo: stroncare la politica in casa della politica. Ora promette un Vaffa day contro i giornali che non lo hanno osannato e contro i partiti che ancora esitano davanti alla scelta del suicidio. Alza il dito minaccioso e dice “non sanno quello che gli accadrà”.

Si sbaglia: lo sanno benissimo e applaudono.