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Il virus e la “livella” tra Nord e Sud

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Sul piano etico-politico un meridionale potrebbe sostenere, non senza una buona dose di ragione, che tutte le evenienze peggiori della storia d’Italia sono nate al Nord. Da lì si sono sviluppate le “radiose giornate” che hanno portato all’intervento nella Grande Guerra (600.000 morti!); lì è nato il fascismo e anche il comunismo, appena ha preso piede nella parte più “sviluppata” del Paese, ha messo fuori gioco il napoletano Bordiga che pure lo aveva fondato, cancellandolo dalla storia del partito. In età repubblicana poi, sopra la linea gotica, per l’essenziale si è sviluppata la stagione delle grandi stragi e a seguire quella del terrorismo.

Il vecchio Miglio avrebbe spiegato il tutto contrapponendo il modello della “politica fredda”, che a volte diventa spietata, alla “politica calda” familistica e propensa a costruire reti di corruzione di massa. E, a suo sostegno, avrebbe citato gli esempi della mafia e della criminalità organizzata.

Peccato però che, dai tempi del vecchio e venerato Professore, anche in quel campo il primato (o quanto meno l’esclusiva) non spetti più al Sud. E poi quei fenomeni sono evidentemente anti-sistema. Ambiscono, cioè, a una legittimità alternativa rispetto a quella ufficiale, come ci dice Fabrizio De Andrè in Don Raffaè. A nessuno è mai passato per l’anticamera del cervello di “spacciarli” come conquiste lungo la via delle sorti progressive della storia e non si son dovuti attendere decenni per disvelarli nella loro negatività.

C’è un solo campo nel quale la superiorità del Nord era, fino a ieri, incontroversa: quello igienico-sanitario. Si tratta di una superiorità antica e indiscussa, che affonda le sue radici nelle condizioni del Paese al tempo dell’Unità; che rimanda all’inchiesta parlamentare sulla miseria di Sidney Sonnino, alle inchieste spietate e terribili di Matilde Serao sul ventre di Napoli. E che, venendo a tempi più recenti, si nutre di cozze e di vibrioni sfociando nel colera, fino a investire senza pietà i costi standard e la condizione dell’assistenza ospedaliera che, nella realtà delle cose, vede quasi due “Italie” contrapposte.

Dai “nordisti” questa condizione di subordinazione igienico-sanitaria viene sottolineata senza pietà e senza sconti: nei cori da stadio e nelle barzellette, il terrone è sudicio, puzza; l’intervento del Vesuvio viene invocato come grande depuratore e, sebbene siano trascorsi quasi cinquant’anni, il colera resta il simbolo di una parte d’Italia arretrata, volgare e perciò sporca.

Se si compilasse la mappa genetica dei cori delle curve contro i napoletani, la si potrebbe quasi sovrapporre, con pochissime sbavature, a quella della diffusione del “Covid-19”. Sì, perché il “coronavirus”, come la bacchetta magica, ha cambiato ogni cosa: una sorta di livella – avrebbe detto il Principe de Curtis, in arte Totò -, che ha rimesso le cose a posto. Non solo la malattia è Veneto-Lombarda (e ormai anche eventuali estensioni vanno attribuite al contagio proveniente da questa parte “infetta” del Paese) ma, a quanto pare, pure la sanità migliore d’Europa non appare immune dalle responsabilità che stanno alimentando, giorno dopo giorno, “l’eccezione italiana”.

Al Sud no: è ormai passata una settimana dallo scoppio del “bubbone di livido paonazzo” ma sotto la linea Gustav non si registra neppure un caso. Troppo presto per gioire ma non per rimandare al mittente la proposta di quel genio del capo-Sardina che, tanto per dar fiato alla bocca e con un malcelato accento di superiorità nordica, propose, qualche giorno fa, l’Erasmus tra Nord e Sud. Non abbiamo più l’età, ma se fossimo in età scolare oggi dal Mezzogiorno gli risponderemmo in coro: “Col cazzo!”. Forse sarebbe persino più efficace dei provvedimenti assunti, con eccessiva foga e improvvisazione, dagli amministratori lucani e ischitani!

Di tutto ciò ci sarà modo di riparlare a fine emergenza, con ben altra serietà. Per ora è bene fermarsi qui. Non senza aver compiuto, prima di consegnare l’articolo, i gesti apotropaici di rito. Perché, come diceva il grande Edoardo, essere superstiziosi è da meridionali incivili; non esserlo porta male!

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2 COMMENTS

  1. Se entro il 17 marzo, ovvero il 2 giugno p.v., tanto il Popolo degli Italo-Repubblicani che non sono mai stati Repubblichini in vita loro (né geograficamente, né storicamente né, tanto meno, idealmente), quanto quello degli Italo-Repubblicani che, invece, Repubblichini lo furono, non riusciranno a trovare un Motto Nazionale diverso dal Motto Monarchico “FERT” e buono anche come Motto Nazionale ed Europeo (“Cuius Religio eius Regio”, ad esempio), Emanuele Filiberto di Savoia avrà la strada spianata:

    … da Pechino Express a Torino (e non a Roma) !!!

    … Visto che oltre Tevere c’è già un originario piemontese emigrato in Argentina che, sognando un’Amazzonia Felix con più Spazio che Tempo (per andare a cercar ogni singola Pecorella Smarrita) ha pensato di candidarsi e/o farsi candidare a Papa di uno Stato (comunque Temporale) ove c’è più Tempo che Spazio (ed Ospizio) !!!

    Jaba Daba Lux
    Jaba Daba Lex,
    Jaba Daba Dux !!!

  2. Bene, visto i livellamento igienico sanitario, non sarà più necessario migrare dal sud al nord per usufruire del SSNN

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