Immigrazione. Berlusconi frena la lega e prepara un emendamento

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Immigrazione. Berlusconi frena la lega e prepara un emendamento

19 Marzo 2009

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,  sposa completamente la battaglia dei "suoi" 101 deputati contro la norma sui "medici-spie" contenuta nel ddl Sicurezza e spara a zero contro le ronde: "Non ne sentivamo davvero l’esigenza". Quindi rincara la dose: «La Lega non può volere sempre tutto". Da Bruxelles, dove si trova per il vertice del Ppe, il premier prende le distanze dal Carroccio e impone una brusca frenata alla sua politica della sicurezza sempre più mal digerita dal Pdl. Qualche volta ai nostri alleati "possiamo dire di sì – spiega Berlusconi – qualche altra volta diciamo di sì con difficoltà, mentre alcune volte diciamo di no".

Questa, fa capire il Cavaliere, è proprio una di quelle volte in cui il no potrebbe arrivare. E già, perchè anche in Europa la norma che impone ai medici l’obbligo di denunciare gli stranieri irregolari con il rischio di non avere più un controllo sulla situazione sanitaria del paese, piace poco. "La verità – commenta il vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera Gianclaudio Bressa – è che in Europa Berlusconi si vergogna dei propri alleati e delle norme xenofobe che presentano".

Per questo prende "le distanze da Maroni". Soddisfatto per la presa di posizione del premier è il presidente della Camera Gianfranco Fini che nei giorni scorsi aveva già espresso la sua contrarietà sui "medici-spia" a ‘Porta a Portà: "Certo che ho apprezzato" dice ai giornalisti dopo aver letto le dichiarazioni di Berlusconi da Bruxelles. E il suo volto sorridente conferma il giudizio appena dato. "Così nasce il Pdl, non si può inseguire la Lega", esulta un articolo sul sito della Fondazione Farefuturo, presieduta da Fini.

La la più contenta di tutti per l’altolà del Cavaliere è Alessandra Mussolini: l’ideatrice della lettera al governo per chiedere di non mettere la fiducia al ddl sicurezza. Una lettera che era stata firmata da ben 101 deputati del Pdl, più di un terzo del gruppo: un numero troppo consistente di dissidenti per non essere preso in considerazione dal Cavaliere alla vigilia del congresso costituente. Umberto Bossi, visibilmente amareggiato, prova a minimizzare anche se poi si lascia scappare un "Berlusconi? Non sono così ansioso di sentirlo…". "Tutti i segretari – tenta di giustificare – hanno dietro il partito che spinge e anche Berlusconi si deve difendere". "Poi – aggiunge – non ha mica detto cose strane, ha detto cose equilibrate". Anche la Lega, insomma, sembra pronta alla marcia indietro visto che interrogato dai cronisti sulla possibilità che la norma dei "medici-spia" venga cambiata, Bossi risponde: "Maroni non è mica scemo, ci ragionerà su…".

Poco dopo Roberto Calderoli parla di un emendamento al quale sta lavorando, di cui parlerà con Maroni e poi lunedì alla segreteria politica della Lega. "Una soluzione c’è", dice dichiarandosi "tranquillissimo". Ma prima che Bossi intervenisse, il commento degli altri vertici del Carroccio non era stato così soft. I 101 deputati del Pdl, aveva osservato, invece, il capogruppo alla Camera Roberto Cota "sono stati strumentalizzati". Per non parlare del ministro dell’Interno Roberto Maroni che si era detto "stupito" per la lettera dei dissidenti e aveva ricordato che il ddl al Senato era stato approvato "all’unanimità". "Ogni volta che si avvicina un congresso – aveva aggiunto – ci sono fermenti. E non vorrei che ci fosse dietro una cosa del genere". Il centrosinistra intanto saluta con favore la presa di posizione di Berlusconi e l’iniziativa dei dissidenti del Pdl. "È un sussulto, anche se tardivo, di voci libere", commenta il capogruppo alla Camera del Pd Antonello Soro. "Berlusconi ha capito finalmente che il prezzo pagato alla Lega è troppo alto", taglia corto il presidente dei senatori Anna Finocchiaro. E ora non gli resta altro che "fare marcia indietro su tutto".