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Immigrazione. Frattini: “Un problema europeo. Per ora solo parole dall’Ue”

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Botta e risposta Roma-Bruxelles sul delicato dossier-immigrazione. L'Europa parla e non agisce, attacca il ministro degli Esteri Franco Frattini. Ne stiamo parlando ma ci vorrà tempo, gli replica il presidente di turno della Ue, Carl Bildt. Sul capitolo immigrazione e gestione flussi il ministro degli Esteri Franco Frattini non ha oggi risparmiato critiche all'Unione Europea. Finora da Bruxelles si sono udite solo flebili parole sull'argomento e, soprattutto, sono stati lasciati soli paesi come l'Italia e Malta a gestire "un problema che invece investe tutta l'Europa".

La tragedia di Lampedusa e i suoi 73 morti nel Mediterraneo che non fanno onore a nessuno, neanche all'Italia, finchè non sarà fatta chiarezza, induce Frattini ad approfittare del palco riminese del Meeting di Cl per pungolare il presidente di turno dell'Ue, lo svedese Carl Bildt, ospite insieme a lui di un Focus sull'Africa e i suoi conflitti dimenticati. È un "criterio proporzionale di distribuzione dei flussi migratori tra tutti e 27 i paesi Ue" quello che invoca Frattini e sul quale Bruxelles, nonostante una richiesta precisa di pronunciarsi al riguardo, ancora nicchia.

L'Ue non può continuare a chiudere gli occhi e dare per scontato che le migliaia di disperati che giungono sulle coste mediterranee, per lo più da quelle africane, trovino alloggio e sostentamento nel primo Paese dove sbarcano. È troppo alto il peso che paga la Sicilia solo per essere la Porta dell'Europa. La risposta di Bildt arriva subito ma non è forse quella "ragionevole" che Frattini auspicava: bisognerà attendere "la fine di ottobre per avere una prima proposta dell'Unione Europea" ha detto il presidente di turno dei 27.

"Aspettiamo una proposta della Commissione che sarà discussa nel consiglio dei ministri degli esteri dell'Ue a fine ottobre". Un primo passo anche se, ammette laconico Bildt, "un problema così grande non si risolve in una sola riunione". E nel frattempo continua a salire la tensione - tra rimpalli di responsabilità - tra Roma e La Valletta, lasciate sole a fronteggiare la questione. Anche di fronte al netto no della piccola isola-stato all'accordo, su cui si tratta da dieci anni, per restringere lo spazio marittimo maltese per il soccorso e la ricerca, Frattini insiste: "E' un negoziato indispensabile per l'intera comunità internazionale". L'area che deve coprire La Valletta conta 250mila kmq di mare, vale a dire quasi l'equivalente dell'intero territorio italiano, "forse un po' troppo grande per la piccola Malta" osserva Frattini. Anche se "per negoziare bisogna essere in due".

Se da una parte il ministro liquida come sterili le polemiche sulla politica dell'accoglienza tra la Lega di Bossi e il Vaticano perché "i problemi si risolvono con le cose concrete", dall'altra insiste su un punto fermo del Governo. "La vita umana della persona vale più di ogni altra cosa e, quando essa è in pericolo, bisogna fare di tutto per salvarla perchè il salvataggio è un principio su cui non si può derogare nè discutere". Non a caso ricorda che gli italiani sono "campioni di salvataggio" e che "nel solo ultimo anno hanno tratto in salvo qualche migliaio di persone".

In attesa che si faccia luce su quanto avvenuto nell'ultima mattanza nel canale di Sicilia, Frattini non vede troppi ostacoli alla possibilità che ai cinque eritrei sopravvissuti possa essere concesso l'asilo politico. "Si vedrà caso per caso", dice. Certo la stragrande maggioranza di quelli che vengono dall'Eritrea lo hanno ottenuto.

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