Home News Immuni o schedati?

L'uovo di giornata

Immuni o schedati?

0
159

Sarà per naturale curiosità (ce l’avrò avuto o no il coronavirus?), sarà per la straordinaria popolarità assicurata all’immunità di gregge da uno strepitoso Checco Zalone in versione Modugno, per un bel pezzo i test sierologici – quelli che scovano tracce di anticorpi nel sangue – erano diventati un oggetto del desiderio. Importazioni spericolate con ricarichi da mercato usurario, acquisti online a prezzi esorbitanti, centralini intasati nelle aziende italiane in grado di produrre kit affidabili.

Insomma, la caccia al siero era diventata una specie di dispendioso sport nazionale. Il governo, dal canto suo, dapprima ha diffidato dal fai-da-te mettendo in dubbio l’attendibilità di questo tipo di esami, poi ha avviato le procedure di verifica, e infine si è deciso a partire con uno screening a campione. Non sono mancati i guai con le regioni, com’è ormai una costante per questa crisi, ma la sorpresa vera è stata un’altra: fra i primi 15mila cittadini selezionati per la prova e contattati dalla Croce Rossa, solo il 25 per cento ha detto sì. Oltre il 60 per cento ha risposto agli operatori un po’ come si fa con i cell center dei gestori telefonici: “C’ho da fare, ritenta e sarai più fortunato”.
Il dato è parecchio eloquente, e segnala il tasso di sfiducia che le istituzioni sono riuscite a produrre negli italiani. Sicché anche chi fosse roso dalla curiosità di sapere se vi è traccia nel suo sangue di protezione immunitaria contro il Covid-19, prima di accettare la gentile offerta governativa ci penserebbe due volte. Conoscendo i metodi della ditta, infatti, è facile immaginare cosa potrebbe accadere a un malcapitato cui fosse trovato nel sangue uno sparuto anticorpo dovuto magari a un contatto col virus di due mesi fa: isolamento forzato fino al primo e al secondo tampone, con i tempi biblici dovuti alla carenza di reagenti, e poi tracciamento obbligatorio e chi più ne ha più ne metta. Finire negli archivi della Stasi, insomma, sarebbe più rassicurante.

E così l’agognata certificazione di immunità (anche se tutta da dimostrare) appare poca cosa rispetto alla prospettiva di piombare nuovamente in quarantena ad libitum, magari senza motivo, e schedati da un apparato statale che alla limitazione della libertà altrui ha dimostrato una certa sadica propensione.
Il punto tuttavia è un altro. Se gli italiani rifiutano in massa un test sierologico che riguarda la propria salute e al mercato sotterraneo costa una fortuna, chi pensate che accetterà mai di scaricarsi la app “Immuni”?

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here