In Cina i preservativi diventano elastici per capelli

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In Cina i preservativi diventano elastici per capelli

15 Novembre 2007

Uno dei temi su cui si dibatte a livello internazionale è la cosiddetta “questione cinese”. I mercati di tutto il mondo devono fare i conti con i prodotti che arrivano dalla Cina.

Prodotti a basso costo che turbano l’economia di molti Paesi e che spesso risultano essere di scarsa qualità se non nocivi. Dopo i giocattoli per bambini che contenevano vernici potenzialmente tossiche per i piccoli acquirenti e i molti oggetti, spesso bizzarri e particolari che giungono dalle fabbriche cinesi, adesso potrebbero arrivate nei nostri mercati dei prodotti a dir poco “atipici”. Si tratta di elastici per capelli prodotti riutilizzando preservativi usati. E’ vero che quella del riciclo è una buona pratica, ma questa pare proprio un’esagerazione.

La notizia arriva direttamente dal China Daily. Il giornale avrebbe le prove del fatto che nella provincia meridionale del Guangdong, nelle città Dongguan e Guangzhou, questi elastici per capelli realizzati con materiali “originali” avrebbero una grande diffusione per via del loro costo di gran lunga più basso rispetto agli elastici normali.

La notizia potrebbe suscitare ilarità se non fosse che i condom usati contengono numerosi virus e batteri e, anche se puliti e trasformati in elastici per capelli, rimangono comunque uno strumento pericoloso perché possono favorire il contagio e la diffusione di certe malattie.

Appresa la notizia, vista l’invasione di prodotti cinesi nel nostro Paese, alcune associazione di consumatori hanno lanciato l’allarme chiedendo ai ministri competenti se lo strano articolo è stato già importato in Italia. Il segretario dell’Aduc, Primo Mastrantoni, ha fatto sapere che ci sarà un’interrogazione parlamentare in tal senso.  

Non si può escludere, dice l’Aduc, che l’uso di questo accessorio per capelli sia causa di trasmissione per le malattie genitali, compresa l’Aids. Le donne, infatti, hanno l’abitudine di tenere in bocca l’elastico mentre si fanno la treccia o un nodo ai capelli.

Insomma, in Cina non si butta via niente e i cinesi commerciano di tutto. Gli economisti di tutto il mondo si stanno scervellando con scarso risultato per cercare di capire come arginare il fenomeno dell’invasione dei prodotti cinesi. Forse sarà proprio per questa loro fantasia che i cinesi mettono in crisi il sistema economico globale, anche se spesso le conseguenze sono devastanti.

Guangdong, la regione dove si producono questi elastici per capelli,  negli ultimi decenni è stata protagonista, infatti, di una crescita economica senza regole, che ha portato inevitabili strascichi come carenze di energia, disoccupazione e corruzione, con conseguenti crisi di vertice nella classe dirigente locale.

“L’economia della provincia è prospera e la situazione stabile” – ha dichiarato recentemente Zhang Deijang, alto dirigente del partito comunista cinese ed economista. Poi lo stesso Zhang ha ammesso. Seppur eufemisticamente, che si sono verificati “incidenti di massa” legati al disagio sociale. Tali “incidenti” sarebbero però diminuiti di un quarto nel 2006 rispetto all’anno precedente, e continuerebbero a calare nell’anno in corso. “Abbiamo fatto tutto il possibile per risolvere i problemi sociali – ha concluso – e ci stiamo occupando con successo del rapporto tra sviluppo e stabilità”. L’attenzione degli attivisti per i diritti umani sul Guangdong è elevata da quando, nel 2005, la polizia sparò sui contadini che protestavano per la costruzione di una fabbrica sui loro terreni.

Forse la creatività e l’originalità con cui gli abitanti del Guangdong affrontano i problemi legati alla produzione economica, se da un lato li spingono a produrre prodotti a basso costo molto competivi, dall’altro non li aiutano a risolvere i problemi sociali che affliggono il loro territorio, anzi forse ne sono proprio la causa.