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In Cina il Partito vieta il Natale: “Oppio per lo spirito”

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Al regime cinese non è bastato aver rovinato il Natale ai Paesi occidentali di tradizione cristiana, con il Covid a lungo taciuto e tutto ciò che ne è derivato tra restrizioni, fallimenti, coprifuoco e ministri che discettano dell’orario di nascita di Gesù bambino. In patria, il braccio disciplinare del partito comunista lo ha direttamente vietato ai membri e ai funzionari di governo, in quanto “oppio spirituale”.

A darne notizia in questi giorni è stato il sito Asianews, con dettagli piuttosto inquietanti, anche se purtroppo non sorprendenti. Come riferisce il portale di informazione cattolica dedicato all’oriente, una nota diramata dalla Commissione per l’Ispezione disciplinare della città di Hengyang, nella provincia di Hunan, ammonisce i quadri locali a non partecipare a banchetti e cerimonie alla Vigilia, pena l’assunzione di “responsabilità” da parte di chiunque sia scoperto a disattendere la direttiva.

Assai eloquente il contenuto del messaggio che – lo si apprende sempre da Asianews – dalla formulazione sembra essere stato inviato ai funzionari in tutto il territorio nazionale. “Con l’avvicinarsi del Natale – si legge -, i leader e i funzionari di tutti i gradi devono promuovere la cultura tradizionale cinese e assumersi il compito di costruire una casa spirituale per il popolo. Essi sono tenuti a studiare seriamente la dottrina dell’autoconsapevolezza culturale, introdotta al diciannovesimo congresso del partito, e astenersi dal celebrare ciecamente feste straniere o impegnarsi nelle religioni occidentali. Non devono partecipare a celebrazioni di origine occidentale e svolgere un buon lavoro di sicurezza in occasione della vigilia e del giorno di Natale”.

Oltre al divieto, insomma, la lettera sembrerebbe contenere anche un invito a rafforzare vigilanza e repressione nei giorni delle festività. E le avvisaglie sono chiare: si ha già notizia di aziende che rimuovono gli alberi di Natale dai propri negozi online dopo gli avvertimenti dei dipartimenti territoriali per il commercio e per l’industria, di università che vietano espressamente i raduni natalizi studenteschi. Circostanze che rendono ancora più realistiche le drammatiche testimonianze che giungono continuamente dalla Chiesa cattolica clandestina cinese, e più pregnanti le preoccupazioni per l’accordo tra Cina e Vaticano che quest’ultimo sembra non aver mai pensato di mettere in discussione.

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