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In Italia negli ultimi 9 anni almeno 50mila vittime di tratta e sfruttamento

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Sono almeno 50mila le vittime di tratta e sfruttamento in Italia che hanno ricevuto protezione, assistenza ed almeno un primo aiuto fra il 2000 e il 2008; quasi mille (986) le vittime con meno di 18 anni.

I dati, del ministero per le pari opportunità, sono segnalati nel rapporto annuale di Save the children sulle 'Nuove schiavitu'. Nigeria, Romania, Moldavia, Albania, Ucraina le nazionalità prevalenti delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Oltre 5 mila gli indagati per riduzione o mantenimento in schiavitù e per il reato di tratta di persone. Il rapporto sottolinea poi che sono 4.466 i minori stranieri non accompagnati in Italia; 2.500 quelli seguiti dalla stessa Save the children tra il 2009 e il 2010. I minori sfruttati più a rischio sono gli afgani, egiziani e bengalesi e romeni.

"Se vogliamo aiutare davvero le vittime di tratta e sfruttamento - afferma il direttore generale di Save the children per l'Italia, Valerio Neri - bisogna garantire un' adeguata presenza di unità di strada che le aggancino e che, guadagnando la loro fiducia, possano offrire una prima assistenza e orientamento. Spesso i minori presi in operazioni di polizia, si sentono criminalizzati e anche per questo scappano dalle strutture protette in cui vengono inseriti".

"Il dato che emerge dal nostro dossier - precisa Neri - è l'allargamento del bacino di minori sfruttati o potenziali vittime di sfruttamento, mentre la tratta sembra sempre pi— circoscritta al gruppo delle ragazze nigeriane e dell'est Europa. Nel caso di minori stranieri non accompagnati parliamo di ragazzi che si lasciano alle spalle situazioni così difficili da essere disposti a tutto pur di non tornare indietro e per questo accettano di prostituirsi, di lavorare in nero nel settore orto-frutticolo e della ristorazione, di spacciare, chiedere l'elemosina, compiere attività illegali".

Fra l'altro, "un significativo numero di quelli che arrivano da soli in Italia non entrano in contatto con le comunità e i servizi sociali, quindi non vengono registrati dal Comitato Minori Stranieri, e rimangono esposti a molti rischi".

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