Il grande filosofo inglese

In memoria di Roger Scruton

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La vicenda di Socrate, cioè del padre della filosofia, ovvero del pensiero razionale fondativo di ogni altro pensiero (scientifico, politico, giuridico ecc), si può riassumere nella sua concreta sostanza come quella di chi è morto venendo condannato socialmente, politicamente e giuridicamente dai suoi avversari esponenti dell’intellighenzia dominante dell’epoca, cioè i sofisti, a cui Socrate si opponeva insegnando, diversamente da questi ultimi, che la filosofia è ricerca della verità, che la verità è conoscibile, che la ragione umana può scoprire la verità.

L’opposizione al pensiero unico dei sofisti, per i quali la verità non esiste o è quella che più fa comodo in forza del beneficio personale, del guadagno economico o della convenienza ideologica, costò la vita a Socrate.

Similmente, Roger Scruton, il filosofo inglese che si è spento il 12 gennaio 2020 segnando una grave perdita per l’equilibrio della razionalità di una cultura come quella occidentale sempre più in bilico sul baratro della follia, è stato coraggioso oppositore del pensiero unico attuale, e benché non abbia pagato con la vita come Socrate non minori attacchi ha dovuto subire a causa della propria libertà di coscienza.

Scruton, infatti, attraverso la ricognizione della realtà ad opera del suo buon senso, ha lucidamente affermato, per esempio, da un lato che “l’islamofobia” è sostanzialmente una invenzione di una parte dell’islam per evitare che si possa discutere dei problemi endogeni all’islam stesso, e, dall’altro lato, che il regime comunista cinese è una spietata tirannia che spersonalizza l’essere umano cercando di creare degli automi privi di libertà e di diritti.

Per queste e altre sue riflessioni Scruton è stato duramente attaccato, specialmente negli ultimi anni della sua vita, dai sostenitori del “politicamente corretto” che non ammettono il pensiero “diverso” sull’islam, sulla Cina o sui temi bioetici, ed è stato perfino costretto alle dimissioni dai ruoli pubblici che il Governo inglese gli aveva affidato.

Ricordare Scruton, tuttavia, soltanto per il livore che la verità oggettiva da lui riconosciuta suscitava nei suoi avversari, sarebbe troppo riduttivo per la grandezza del suo pensiero e troppo celebrativo per la piccolezza dell’ideologia dei suoi oppositori.

In questo senso si può e si deve tener presente che Scruton è stato filosofo a tutto tondo, occupandosi dei problemi più diversi e più disparati, come per esempio la natura umana, la bellezza, la natura e lo scopo dell’arte, il sacro, l’islam, i diritti degli animali, pur senza mai rinunciare alla profondità speculativa e al rigore metodologico che la ricerca filosofica richiede ed impone.

In questa sede, in considerazione della ristrettezza necessaria della sintesi, si possono tracciare almeno tre linee portanti del suo pensiero.

In primo luogo, il ruolo della fede.

Per Scruton, infatti, diversamente dal pensiero dominante odierno, la fede non pregiudica la razionalità dell’investigazione dell’essenza del mondo e della realtà, così che non vi può essere un reale conflitto tra fede e scienza, in quanto «il progresso della scienza non porta al conflitto tra fede e ragione. Se così sembra è perché le persone non usano la ragione in maniera corretta. La fede e la scienza pongono domande differenti. La fede si rivolge all’intero universo chiedendo quali sono le sue intenzioni. La scienza si occupa del modo in cui lo fa ed è maggiormente interessata alle parti piuttosto che all’intero».

In secondo luogo, emerge la critica di Scruton al relativismo attuale che fonda l’intera cultura occidentale nel presente frangete storico e, specialmente, il relativismo che negando l’esistenza di una verità oggettiva si assolutizza diventando uno strumento di censura del pensiero di chi non si vuole allineare – in nome della libertà, in nome della verità, in nome della realtà, in nome della razionalità – al pensiero relativista medesimo, così che, scrive il filosofo britannico, «l’inevitabile conclusione è che soggettività, relativismo e irrazionalità sono difesi non perché tutte le opinioni abbiano diritto di cittadinanza, ma per ostracizzare le opinioni di coloro che prestano ancora fede ad antiche forme di autorità e all’esistenza di verità oggettive».

In terzo luogo, infine, Scruton è stato un attento osservatore della minaccia islamica che pende sull’occidente il quale, dimentico della lezione di laicità impartita dal Cristianesimo, grazie a quest’ultimo esistendo la differenza tra potere temporale e potere spirituale, poiché, come precisa Scruton, «Gesù entrò in conflitto con il legalismo della tradizione ebraica in aperta simpatia con l’idea di un governo laico», sottovaluta proprio il pericolo islamista.

Gli eventi della politica estera di questi primi giorni del 2020, sembrano ancora una volta confermare quanto corretta fosse l’analisi di Scruton, il quale, in conclusione, non soltanto è stato un filosofo, come tale critico puntuale della propria epoca, ma anche un vero e proprio “martire socratico” della filosofia che ha subito le persecuzioni di quella che, egli stesso, ebbe a definire come “tentazione totalitaria”, cioè il potere – anche culturale – centralizzato che individua certi gruppi per destinarli al castigo in quanto non allineati con la volontà del potere medesimo.

 

 

 

 

 

 

 

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