Intercettazioni: il Governo pone la fiducia sul ddl. Accordo Pdl-Lega

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Intercettazioni: il Governo pone la fiducia sul ddl. Accordo Pdl-Lega

09 Giugno 2009

Rush finale per il ddl sulle intercettazioni: il governo presenta alla Camera un maxiemendamento e preannuncia la fiducia. Il voto è previsto per questa sera. La decisione è stata ratificata dopo un incontro tra i vertici di Pdl e Lega. Alla riunione, oltre ai quattro ministri Angelino Alfano (Giustizia),  Roberto Maroni (Interno),  Elio Vito (Rapporti  con il Parlamento) e Roberto Calderoli (Semplificazione Normativa), c’erano anche i capigruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, e della Lega Roberto Cota. Il testo del maxiemendamento sarà, in sostanza, lo stesso uscito dalla commissione Giustizia della Camera, anche se nel vertice di maggioranza è stata discussa una “una piccola questione tecnica”, come sottolinea il deputato Pdl Niccolò Ghedini.

Il ddl, al centro di dure polemiche tra maggioranza e opposizione, prevede che il Pm potrà chiedere l’autorizzazione a intercettare solo in presenza di “evidenti indizi di colpevolezza”. Nelle indagini di mafia e terrorismo basteranno “sufficienti indizi di reato”. La richiesta dovrà essere autorizzata da un Gip collegiale del capoluogo del distretto. Ma il giudice dovrà poi compiere una sua valutazione autonoma del caso. Inoltre, il magistrato che rilascia ”pubblicamente dichiarazioni” sul procedimento che gli viene affidato ha l’obbligo di astenersi. E dovrà essere sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio. Il suo nome non potrà essere citato.  Il disegno di legge ora all’attenzione dell’Aula prevede inoltre  l’arresto fino a un anno e l’ammenda da 500 a 1.032 euro per pubblici ufficiali e magistrati che omettano di esercitare ”il controllo necessario ad impedire la indebita cognizione o pubblicazione delle intercettazioni".

Gli atti delle indagini preliminari potranno essere pubblicati, ma solo per sintesi e a condizione che siano stati messi a disposizione delle parti. Nel testo originario si prevedeva il carcere da uno a tre anni per i cronisti che pubblicano intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione, ma dopo il vertice di maggioranza degli inizi di marzo, le modifiche prevedono ancora una pena detentiva, ma più lieve: da sei mesi a tre anni, e che può essere trasformata in una sanzione pecuniaria. Il ddl prevede anche lo stop alla pubblicazione di nomi o immagini di magistrati ”relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”, salvo che l’immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca. Tra i punti-cardine del testo quello che prevede la possibilità di sottoporre a intercettazione tutti i tipi di reati con pene superiori a 5 anni, compresi quelli contro la Pubblica amministrazione (ingiuria, minaccia, usura, molestia, traffico-commercio di stupefacenti e armi, insider trading, aggiotaggio, contrabbando, diffusione materiale pornografico anche relativo a minori).

Inoltre si potranno usare le “cimici” solo per monitorare luoghi nei quali si sa che si sta compiendo un’attività  criminosa. Unica eccezione per i reati di mafia, terrorismo e per quelli più gravi. Fissati anche i limiti di tempo: non si potrà intercettare per più di 60 giorni: 30. più 15, più 15. Per reati di criminalità organizzata, terrorismo o minaccia col mezzo del telefono, il periodo può salire fino a 40 giorni prorogabili di altri 20. Le intercettazioni potranno essere richieste solo dalla parte offesa e solo sulle sue utenze. Le telefonate e i relativi verbali saranno custodite in un archivio presso la Procura. I procuratori avranno il potere di gestione e controllo dei centri di intercettazione e di ascolto. Le intercettazioni non potranno essere usate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Salvo, ovviamente,  i casi di mafia e terrorismo.