Invece di Berlusconi declinano De Benedetti e Montezemolo
06 Aprile 2010
Tutto il montezemolismo italiano è allo sbando. Si contava molto su un risultato elettorale che vedesse un Piemonte con Pierferdinando Casini decisivo, argine alla Lega. Si sperava in una vittoria di Emma Bonino che avrebbe esacerbato lo scontro tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Si sognava addirittura una rimonta di Vincezo De Luca che avrebbe dato un colpo al cuore del berlusconismo pulisci-monnezza.
I montezemoliani avevano persino tirato fuori il capino, con un invito ad astenersi che si voleva fosse l’ultimo colpo al centrodestra, dopo quelli ben più possenti dati dai magistrati. Invece, nulla. In Piemonte vince Roberto Cota. In Lazio Berlusconi praticamente da solo salva Renata Polverini. In Campania tra mille agguati Stefano Caldoro primeggia alla grande. Forse ci si può rammaricare per la Puglia dove gli scontri tra “testoni” del centrodestra e i trucchetti di Casini hanno fatto vincere un peraltro assai forte Nichi Vendola. Magari in una situazione meno destabilizzata dalla magistratura, in Liguria il centrodestra avrebbe potuto far di più pur correndo con un candidato debole come Sandro Biasotti. Per il resto la maggioranza porta a casa un solidissimo risultato.
Le manovre per svalutare questo risultato sono stancamente “di scuola”: il Pdl è andato male, peserà il ricatto della Lega, decisiva l’astensione. Basta un raffronto anche superficiale con quel che è successo alla maggioranza di centrodestra in Francia per comprendere il senso stabilizzante del voto. E ora infatti si aprono scenari interessanti: con un Partito democratico tentato dal dialogo, incoraggiato da Giorgio Napolitano e non del tutto ostacolato da un Antonio Di Pietro che alla fine risponde sempre a un’ala della magistratura, più dura e chiusa nel suo potere corporativo di quella della Magistratura democratica violantiana (la vittoria del garantista Vittorio Borraccetti sul giustizialista Antonio Ingroia rafforza la linea dialogante), ma non così fuori di testa come quella che sponsorizza Marco Travaglio.
Saranno giorni in cui le forze fondamentali della società italiana studieranno bene la situazione riflettendo su eventuali ricollocamenti. Il mondo della Chiesa particolarmente colpito dalla durezza della campagna sui preti pedofili non sarà troppo disponibile a sperimentazioni, cercherà piuttosto di rasserenare almeno la società italiana: tutto ciò ridurrà innanzi tutto gli spazi di manovra dell’Udc. La finanza che aveva visto risorgere un velleitario partito neolaicista in qualche sintonia con i montezemoliani, cercherà equilibri di sistema che evitino guerre laceranti.
Gli spazi per montezzemoleggiare si ridurranno bruscamente, come si coglie dai comportamenti di Emma Marcegagalia che si è intesa anche direttamente con “la famiglia” in Fiat per contenere le azioni di disturbo di chi dal disordine politico cerca la base per acquisire un proprio spazio.
Il vero attore di cui bisognerà valutare bene le mosse è il partito della Repubblica e di Carlo De Benedetti: spiazzati dal prevalere dei dalemiani nel Pd, dalla solida presenza del Fatto alla loro sinistra che toglie spazio di manovra, dal fallimento della loro invenzione cioè la rutellian-tabaccian Api, quelli di Largo Fochetti e via Ciovassino dovranno cercare una qualche via di uscita. Per ora cercano sponde utopistiche in Alessandro Profumo e nei manager di Mediobanca (persone impegnate strettamente nei loro ruoli aziendali). Sono mosse un po’ disperate. Forse troveranno un qualche aiutino giudiziario come in tutte le recenti occasioni quando l’Italia stava per riconciliarsi e loro sono riusciti a buttare tutto per aria. Ma questo tipo di giochetti sarà sempre più difficile.
Comunque De Benedetti e i suoi hanno ancora un esercito, che invece ormai sta esaurendosi per Luca Cordero di Montezemolo e i suoi cari. Per quel che riguarda i casi pietosi di questo e di questi ultimi, i politici realisti consigliano di offrire un asilo alle armate in rotta. Per quel che riguarda invece chi ha temperamento meno razionale, insomma per noi lucafobici, c’è un forte rischio di disoccupazione.
