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Invidiare la Francia

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Le elezioni francesi ci attraggono. Ci vediamo novità, passione, idee, cose che si muovono. L'altra sera ho passato tutta la nottata con un gruppo di amici davanti alla tv per seguire su Antenne2 i risultati del primo turno. E mi sono trovato ad emozionarmi come non mi accadeva da tempo per uno scontro elettorale. Abbiamo litigato sul modo ingessato e declamatorio con cui Ségolène Royal ha ringraziato i suoi elettori: tutta di bianco vestita come una pulzella di Francia. Abbiamo indagato gli spostamenti semantici di Sarkozy, che subito dopo i risultati già cambiava toni, sembrava più amichevole e fraterno, più ecumenico. Abbiamo riso della scomparsa di comunisti e del fatto che i Trozkysti avessero preso il quadruplo dei voti dei loro fratelli maggiori, con il "postino" Besancenot. Insomma un gran divertimento. In Francia si vedono idee in movimento e anche in corsa: sarà l'effetto ottico della lontananza, ma l'impressione è quella. I candidati  hanno cinquant'anni e non hanno mai fatto il primo ministro o il presidente.  Chirac s'è fatto parte e del primo ministro de Villepin non s'è sentito parlare per tutta la campagna elettorale.
Un po' di invidia permettetemela. Qui l'unico brivido di rinnovamento è stato quando Prodi ha detto: nel 2011 mi faccio indietro....
 


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3 COMMENTS

  1. dalla Francia una “lezione” per il Centro Italiano
    Lezioni di francese. Sarebbero utili e opportune, anzi necessarie, per una rilevante fetta della classe politica italiana. Anzichè applicare le categorie e gli schemi del nostro Paese a quanto è accaduto nelle elezioni d’Oltralpe, come si sta tentando di fare (ad esempio propugnando l’accordo Royal-Bayrou al secondo turno), bisognerebbe compiere il procedimento esattamente inverso. E trarre dal voto in Francia le nitide indicazioni, i perentori ammaestramenti, i severi moniti che ne scaturiscono.
    A mio parere ce n’è uno su tutti e riguarda il ruolo del Centro, riguardo al quale la tornata elettorale di domenica scorsa per l’Eliseo fornisce un responso preciso e indica un modello chiaro: il Centro è importante e può risultare decisivo, ma da solo non va da nessuna parte e si rivela perdente. Se sceglie di non scegliere, se opta per un percorso autonomo e imbocca la strada del “terzismo” attendista e magari opportunista, il Centro non trova sbocchi significativi e viene relegato al rango di comprimario. Nella migliore delle ipotesi, insomma, finisce per essere costretto ad accontentarsi di fungere da ago della bilancia e di provare a spingere la destra o la sinistra verso la vittoria. Magra soddisfazione, a dire il vero. E allora perchè non compiere a monte la scelta, in un’ottica inconfutabilmente e inequivocabilmente bipolare, diventando parte integrante e determinante di una coalizione e battendosi per il succeso della stessa?
    Spero che il fenomeno-Bayrou offra spunti di riflessione ai centristi di casa nostra. Bayrou ha raccolto il 18,5% dei consensi. Non è poco, certo. Ma non è neanche quel boom di cui lo accreditava qualche sondaggio alla vigilia. E, in ogni caso, sono 13 punti meno di Sarkozy e 7 al di sotto della Royal. Insomma, ballottaggio fa rima con miraggio.
    Anche in Italia, dunque, i tifosi del “terzo uomo” devono trovare la forza di ammettere che la corsa solitaria non ha pagato, che l’idea di raccattare pezzi a destra e a sinistra non è piaciuta, che il tentativo di offrire un’improbabile alternativa “di mezzo” è stato sconfitto. La gente ha voglia di contrapposizioni nitide, di scelte coerenti, di ricette ben delineate senza margini di ambiguità. Certo, per le prossime due settimane tutti corteggeranno gli elettori di Bayrou. Ma per quest’ultimo quali saranno le prospettive e le strategie di lungo periodo? Mistero.
    Spero, lo ripeto, che l’esperienza francese offra un’occasione per meditare anche in Italia e contribuisca a scoraggiare certe operazioni dai contorni indefiniti, certi tentativi di riaggregare – senza schierarlo nè di qua, nè di là – un miniarcipelago democristiano, certe ambigue chiamate a raccolta dei “moderati”. Basate, queste ultime, su quello che a mio sommesso parere è l’equivoco tra moderazione (intesa come pacatezza di toni e serenità di confronto politico) e moderatismo (concepito come eterna vocazione al compromesso e voglia di mediazione a tutti i costi).
    Del Centro c’è bisogno, in Italia come dappertutto. Per vincere, per governare con riferimento a valori importanti, per portare avanti un dibattito politico senza isterismi (un Centro, per intenderci, che funga quasi da air-bag, riducendo l’impatto dello scontro politico). Ma dev’essere un Centro moderno ed europeo, che trovi un’identità stabile e il coraggio di schierarsi con coerenza. Altrimenti si finisce come Bayrou, con l’unica ambizione politica di mettersi all’asta.
    Cordiali saluti
    – Enzo Sara –

    Avellino, 24/04/2007

  2. ELEZIONI FRANCESI: MODELLO ITALIANO PER LA FRANCIA? NON SCHERZIA
    Con il risultato elettorale di domenica, la Francia va verso il modello italiano? È quello che si ricava dalle dichiarazioni di leader e leaderini politici nostrani. Lo ha dichiarato anche il Premier Prodi, che ha invitato Madame Royal a seguirne l’esempio… Non diciamo bestialità!. Com’è consueto, i politici e governanti italiani, hanno la cattiva abitudine di usare, abusare e strumentalizzare in versione interna le vicende elettorali negli altri Paesi, stiracchiandole com’è uso fare commentando i risultati elettorali di casa nostra. Ciò dimostra provincialismo e opportunismo, quasi che chiedessero che la loro politica, anziché giudicata dai fatti concreti e dalle loro (non) realizzazioni, dovessimo giudicarla in base alle affinità evocate con altre Nazioni. Senza voler addentraci in sofisticate analisi, riflettiamo su alcune considerazioni e osservazioni.
    Presumendo l’eventuale, e, al momento di scrivere, non scontato convogliamento su Royal dei voti presi da Bayrou, perché mai si invoca l’analogia con l’Italia di oggi? Ma quando mai! dove stanno le similitudini?
    L’alleanza Socialisti-Cattolici risale agli anni ’60 in Italia, così pure per altri Paesi europei, non ultimi Austria e Germania. In Italia, oggi, non siamo in presenza di un’alleanza tra socialisti e cattolici, semplicemente perché i socialisti non ci sono più. Siamo invece in presenza di un’alleanza tra i resti della sinistra Democristiana e i resti del PCI, spacciati chissà perché come socialisti, ma che si sono sempre rifiutati di definirsi tali inserendo il termine “socialista” nelle fantasiose sigle di partito che si sono dati abiurando le icone di quella tradizione.
    I socialisti di Segolèn, se prendessero i voti di Bayerout, ipotizzerebbero veramente una formazione politica unica o unitaria tra loro, assimilabile alla creatura ermafrodita com’%C3

  3. Ostaggi francesi
    Ci sono anche altri motivi per invidiare la Francia. Uno riguarda la crisi degli ostaggi, gestita con passo extrafelpato sin dall’inizio, senza dare neanche i cognomi dei due umanitari rapiti, fino alla liberazione, anch’essa in sordina, della ragazza. Fosse accaduto qui, in piena campagna elettorale, governo, giornali e tv ne avrabbero fatto il solito, inutile, circo barnum.

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