Iran: capo polizia di Teheran sorperso con prostitute

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Iran: capo polizia di Teheran sorperso con prostitute

17 Aprile 2008

Il capo
della polizia di Teheran, gen. Reza Zarei, è stato sorpreso il mese scorso
mentre si intratteneva con sei prostitute in una casa per appuntamenti.

La notizia, divulgata da
diversi siti internet iraniani (fra cui ‘Farda’ e ‘Gooya’), è rimbalzata con
evidenza sul sito web del quotidiano israeliano ‘Yediot Ahronot’. Citando in
particolare ‘Gooya’, il giornale israeliano scrive che il gen. Zarei, incaricato di combattere contro il vizio in tutte le sue forme, sarebbe
stato vittima di una retata improvvisa ordinata dall’Ayatollah Mahmud Hashemi
Shahroudi, presentato come responsabile supremo delle autorità giudiziarie.
Nella casa di appuntamento in questione Zarei è stato colto (e, secondo alcune
indiscrezioni, anche filmato) assieme con sei prostitute nude. ‘Yediot Ahronot’
nota che in Iran la prostituzione è illegale, ma sembra in fase di crescita per
via, secondo il giornale di Tel Aviv, di estese difficoltà economiche. Di
conseguenza è emersa di recente la proposta di accettarla di fatto, ad esempio
ricorrendo alla pratica dei “matrimoni temporanei” (autorizzati fra
gli islamici sciiti) che possono restare in vigore anche solo 24 ore. Ma i
religiosi iraniani più rigidi continuano a opporsi.

Da parte delle autorità iraniane é stato mantenuto sulla vicenda un quasi
assoluto silenzio. Il portavoce dell’apparato giudiziario, Ali Reza Jamshidi,
ad una domanda in materia si è limitato a dire che “uno degli ex
comandanti della polizia” è in carcere, in attesa di giudizio, ma non ha
voluto fare alcun commento sulle accuse che gli vengono mosse. “Poiché il
caso è nella fase giudiziaria – ha sottolineato Jamshidi – non possiamo dare
alcuna informazione. L’imputato  – successivamente rimosso dal proprio incarico (ndr) – si trova in stato di arresto e il caso è oggetto di
un’indagine”. Solo qualche giornale iraniano riformista ha fatto vaghi
cenni alla vicenda, anche in questo caso senza pubblicare il nome di Zarei e le
accuse che gli sarebbero rivolte. Le stesse fonti di stampa hanno sottolineato
che il procedimento giudiziario si svolge nel più assoluto segreto. La vicenda
è tanto più delicata e paradossale in quanto viene alla luce nel pieno di una
campagna moralizzatrice avviata dalla polizia iraniana ormai da un anno, la più
severa di cui si ricordi nell’ultimo ventennio, che ha portato al fermo di
centinaia di donne giudicate ‘malvelate’, o che portavano semplicemente stivali
con i tacchi alti sopra i pantaloni, e di molti giovani uomini che sfoggiavano
pettinature in stile occidentale o magliette con scritti i nomi di gruppi rock
considerati ‘decadenti’.