Iran. Continuano le proteste. Ahmadinejad: “Obama parla come Bush”
25 Giugno 2009
di Redazione
Il presidente Usa Barack Obama sull’Iran "ha fatto dichiarazioni come quelle del suo predecessore George W. Bush". Lo ha detto oggi il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad citato dall’agenzia Fars.
"Perché ha parlato in questo modo alla nazione iraniana?", ha chiesto Ahmadinejad, riferendosi ad una conferenza stampa tenuta da Obama due giorni fa, in cui ha alzato i toni delle critiche a Teheran in merito alla regolarità delle elezioni e alla repressione delle proteste che ne sono seguite. "Se parla così, cosa resterà da discutere tra noi?", ha aggiunto Ahmadinejad, parlando del dialogo che Obama dice di volere aprire con la Repubblica islamica dopo 30 anni di gelo. "Non vogliamo – ha detto ancora Ahmadinejad – che Obama commetta gli stessi errori dell’epoca di Bush. Se da parte di Washington ci sarà un vero cambiamento, noi lo accoglieremo favorevolmente".
"Il signor Obama ha sbagliato a dire quelle cose", ha affermato Ahmadinejad, secondo quanto riferisce l’agenzia stampa iraniana. "La nostra domanda è per quale motivo sia caduto in questa trappola e abbia detto cose che era solito dire il suo predecessore George W. Bush", ha proseguito Ahmadinejad. "Vuole parlare all’Iran con questo tono? – ha chiesto Ahmadinejad – Se questa è la sua posizione, non c’è altro di cui parlare. Pensa che con questo comportamento si risolverà il problema?". Ahmadinejad, inoltre, ha espresso la speranza che Obama esprima il proprio "rammarico in modo che la popolazione iraniana ne sia informata".
Nel frattempo continuano le violenze in tutto il Paese. E’ stato confermato oggi che il leader riformista e ex candidato alla presidenza Mir-Hossein Mousavi è agli arresti domiciliari. Dopo le voci che circolano da ieri sui blog, oggi la notizia viene confermata dal sito vicino alla corrente riformista iraniana Nasimfarda. "Tutte le manifestazioni in corso in Iran non sono dirette" da Mousavi , precisa il sito web, sottolineando che le proteste vengono "organizzate soltanto in suo sostengo".
"Tutti gli stretti collaboratori di Mousavi – prosegue il sito – sono stati arrestati e il governo sta cercando di isolarlo completamente dal popolo riformista manifestante". La notizia degli arresti domiciliari per Mousavi, tuttavia, non è stata ancora confermata ufficialmente. Ieri sui blog, i giovani iraniani sospettavano che Mousavi e Mehdi Karroubi fossero stati posti agli arresti domiciliari o che comunque fossero sotto stretto controllo da parte delle autorità iraniane.
Inoltre, il sito web Kalemeh, legato al leader riformista, ha riferito che 70 docenti universitari sono stati arrestati dopo aver incontrato Mir-Hossein Mousavi. Il sito web precisa che i professori sono stati arrestati ieri, ma non è chiaro dove siano stati trasferiti.
Continuano poi a diffondersi su Internet i racconti dei familiari delle giovani vittime degli scontri che si registrano da giorni a Teheran, dopo le contestate elezioni presidenziali del 12 giugno scorso. "I paramilitari Basij gli hanno sparato al volto mentre sabato scorso manifestava, con altri due amici, a Teheran", ha raccontato la madre di Yahqub Barvayeh, uno dei manifestanti feriti durante le proteste di sabato scorso nella capitale iraniana. E ora anche il reparto dell’ospedale di Teheran in cui è ricoverato il giovane è "costantemente sotto il controllo delle forze di sicurezza, che continuano" a interrogare la famiglia del ragazzo "sulle amicizie e sulla vita sociale di nostro figlio", ha denunciato la donna. "Viviamo nella città di Ahvaz (nell’Iran meridionale, ndr.) e nostro figlio, Yahqub, è uno studente dell’Università di Teheran – ha detto la donna durante un’intervista telefonica al sito di opposizione all’estero Roozonline – Nonostante le nostre raccomandazioni, ha voluto partecipare alle manifestazioni ed è stato ferito da un gruppo di Basij che si trovava sui tetti e che sparava in modo indiscriminato contro la folla".
"Secondo gli amici di mio figlio, i paramilitari hanno provocato la morte di diverse persone", ha aggiunto. E sullo stato di salute del giovane ha precisato che "in questo momento è ricoverato all’ospedale di Loqman a Teheran". "I medici non escludono il suo decesso e questo non potrò mai perdonarlo – ha concluso – Nessuno potrà fermare la mia furia". Secondo notizie non confermate ufficialmente, durante gli ultimi dieci giorni di scontri in Iran sarebbero morte almeno 80 persone e un centinaio sarebbero rimaste ferite. L’ultimo bilancio fornito oggi dall’emittente televisiva iraniana Press Tv, che cita le autorità iraniane, parla di 20 morti, tra i quali otto volontari delle milizie Basij. Anche oggi si prevede una manifestazione a Teheran per ricordare le vittime dei giorni scorsi.
Anche oggi Teheran si prepara a una nuova protesta. Secondo notizie raccolte su blog e social network, infatti, si dovrebbe tenere nella capitale iraniana intorno alle 16.30 ora locale (le 13 in Italia) una nuova manifestazione anti-governativa, nonostante ieri Mir-Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, i due candidati riformisti che hanno contestato l’esito delle recenti elezioni presidenziali, abbiano annullato la protesta prevista per oggi. L’invito che circola in rete è quello di incontrarsi all’ora prestabilita a viale Vali-asr, nel punto in cui si interseca con piazza Enqelab. "L’ora della liberazione è vicina", è la frase con cui terminano tutti i messaggi pubbicati sulla rete.
Karroubi e Mousavi avevano inizialmente indetto per oggi a Teheran una manifestazione per commerare le vittime degli scontri di questi giorni e, in particolare, in ricordo della morte di Neda Soltan, la 26enne uccisa con un colpo d’arma da fuoco e diventata un’icona del movimento anti-governativo. Ma, aggravata dalla notizia degli arresti domiciliari del loro leader, quella di oggi si preannuncia una manifestazione altrettanto violenta.
