Iran. Ministero dell’Intelligence: “GB, Usa e Israele dietro le proteste”
29 Giugno 2009
di Redazione
Dopo settimane di durissime proteste e scontri in tutto il Paese nate all’indomani delle elezioni del 12 giugno per denunciare i brogli elettorali, il governo cerca di riportare la normalità del Paese. Un responsabile del ministero delle Comunicazioni iraniano che ha chiesto il rispetto dell’anonimato ha assicurato all’agenzia dei lavoratori iraniani Ilna che il servizio di sms sarà riattivato a Teheran dal prossimo fine settimana.
Il responsabile ha spiegato che "per questioni inerenti la sicurezza nazionale, il servizio di sms è stato sospeso, a partire dall’11 giugno, un giorno prima delle elezioni presidenziali". "I cittadini comprenderanno che abbiamo dovuto sospendere il servizio per proteggere i loro interessi di fronte alla congiura del nemico che, nei giorni scorsi, ha fomentato gli scontri urbani", ha aggiunto, assicurando che il "Parlamento era stato informato e condivideva pienamente le ragioni che hanno portato i servizi di sicurezza a sospendere il servizio sms in Iran".
Già in altre occasioni, responsabili del governo iraniano avevano rassicurato i cittadini in merito alla riattivazione del servizo sms a Teheran. Intanto i manifestanti pro-riformisti continuano a comunicare via Twitter, riuscendo, in parte, ad aggirare la censura governativa.
Condannando quello che ha definito "il baccano e la propaganda fatto dai media stranieri" sulla morte di Neda Aqa-Soltan, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha chiesto alla magistratura un’inchiesta per trovare i colpevoli, affermando che si tratta di un episodio "sospetto". Arash Hejazi, un medico tra le cui braccia la giovane è morta, durante la repressione di una manifestazione del 20 giugno a Teheran, ha detto in un’intervista alla Bbc che a sparare fu un miliziano islamico Basiji. Ma da allora le autorità iraniane hanno dato una serie di spiegazioni diverse, scagionando le forze di sicurezza.
L’ambasciatore iraniano in Messico, Mohammad Hassan Ghadiri, ha detto che dietro la morte della giovane c’è la Cia. Due giornali ultraconservatori hanno scritto che è stato il corrispondente della Bbc a Teheran, Jon Leyne, poi espulso, ad assoldare un killer per sparare sulla folla. L’ayatollah Ahmad Khatami, guidando la preghiera dello scorso venerdì a Teheran, ha accusato gli stessi manifestanti di avere ucciso la ragazza a scopo di propaganda. In una lettera inviata al capo dell’apparato giudiziario, l’ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, e citata oggi dall’agenzia Isna, Ahmadinejad chiede di individuare i responsabili di questo episodio che, afferma, "l’opposizione e i nemici" hanno usato per cercare di "rovinare la pura immagine della Repubblica islamica".
Dopo gli arresti avvenuti venerdì dell’intero staff iraniano dell’ambasciata britannica a Londra, l’Iran sta cercando di dare l’impressione di volere smorzare i toni dello scontro diplomatico in atto con la Gran Bretagna. Ma nonostante la liberazione di cinque dei nove funzionari arrestati, il ministro dell’Intelligence, Mohseni Ejei, è tornato a denunciare che dietro le proteste ci sarebbe l’influenza occidentale. Oltre al "peggior nemico" rappresentato dalla Gran Bretagna, Teheran torna ad accusare anche Israele e Stati Uniti: "Gli americani e i sionisti – ha denunciato Ejei, citato da Press Tv – cercano di destabilizzare l’Iran. Un Iran stabile e tranquillo dà loro fastidio". Poi, smentendo le accuse di brogli al voto del 12 giugno scorso, Ejei ha sottolineato come "non sia avvenuta nessuna frode organizzata in grado di incidere sul risultato delle elezioni" di due settimane fa.
Sette docenti universitari, due dirigenti di un movimento dissidente e una giornalista sono fra le ultime persone dei cui arresti si è avuta notizia oggi in Iran. I loro nomi sono pubblicati dal quotidiano riformista Etemad Melli. Ieri, da Parigi, la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh) aveva detto di essere venuta a conoscenza di 2.000 arresti dopo le elezioni presidenziali del 12 giugno, mentre altre centinaia di persone risultano scomparse. Oggi "Amnesty International" ha parlato di 300 nomi di persone arrestate. Tra coloro che sono incarcerati figurano l’ex portavoce del governo del presidente riformista Mohammad Khatami, tre ex vice ministri, tra i quali Said Hajjarian, semiparalizzato per un attentato subito nel 2000, e un ex vice presidente del Parlamento. Tra gli ultimi arrestati di cui dà oggi notizia Etemad Melli vi sono la giornalista Somayeh Nosrati e due membri del Movimento per la liberazione dell’Iran, un’organizzazione dell’opposizione islamico-liberale: si tratta di Mohammad-Baqer Alavi e Fakhreddin Hakimi.
