Iran. Nucleare, La Russa: “No a intervento militare” e la Cina apre alla diplomazia
07 Febbraio 2010
di Redazione
Per l’Italia "è necessario utilizzare ogni mezzo lecito per frenare l’aggressività" dell’Iran e "non bisogna lasciare nulla di intentato per convincere" Teheran a "desistere dall’escalation che sta mettendo in campo nei rapporti internazionali". E’ quanto dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa al termine dell’incontro con il segretario alla Difesa Usa, Robert Gates. Lo stesso La Russa ha escluso l’ipotesi di un intervento militare.
Anche la Cina ha escluso l’uso della forza contro Teheran aprendo uno spiraglio alla diplomazia: "La Cina si sente forte, dunque non si prenderà la briga di cedere alle pressioni occidentali e discutere sanzioni contro l’Iran al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Lo ha detto — non troppo implicitamente — il ministro degli Esteri di Pechino, Yang Jiechi, ieri a Monaco, durante l’annuale Conferenza sulla sicurezza". Il dossier internazionale riguardante il programma nucleare di Teheran, ha sostenuto, è in "una fase cruciale" ma proprio per questo occorre muoversi con prudenza. "Le parti interessate — ha poi aggiunto — dovrebbero rafforzare i loro sforzi diplomatici, mostrarsi pazienti e adottare un’attitudine più flessibile, pragmatica e proattiva".
Niente sanzioni ma altri colloqui, insomma. Il ministro cinese crede infatti che "l’Iran non abbia chiuso totalmente la porta sulle proposte della Iaea (l’Agenzia nucleare internazionale) sulle forniture di combustibile nucleare". Nei giorni scorsi, Mahmoud Ahmadinejad ha genericamente accennato alla possibilità che Teheran concordi a livello internazionale i modi per portare avanti il suo programma (che dice essere solo pacifico) ma oggi sembra aver fatto dietrofront annunciando l’arricchimento del 20% del suo uranio.
Agli occidentali sembra un ulteriore tentativo di trascinare la questione senza mai risolverla, Yang dice invece che "per noi c’è una chance da esplorare" e quindi invita a non portare la questione al Consiglio di Sicurezza ma a provare un altro "dialogo 5+1", cioè un altro round di trattative. Ieri sera, sempre a Monaco, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ribadito per l’Italia è "arrivato il momento perché la comunità internazionale si avvii con determinazione sulla strada di nuove, efficaci sanzioni".
Il presidente americano Barack Obama aveva dato tempo a Teheran fino alla fine del 2009 per rendere trasparente e verificabile il suo programma nucleare e rispondere alle richieste della comunità internazionale, cioè all’Onu e al gruppo 5+1 (i membri del Consiglio di Sicurezza Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna più la Germania). E nei giorni scorsi la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva detto che febbraio sarà il mese cruciale per portare discutere le nuove sanzioni all’Onu. Pechino, però, nel Consiglio di Sicurezza detiene il diritto di veto e potrebbe bloccare ogni iniziativa: si tratta ora di vedere se, di fronte allo stop cinese (e ai dubbi russi), i Paesi occidentali vorranno portare ugualmente la questione al vertice Onu e vedere Pechino porre il veto, se invece prenderanno la strada di sanzioni decise solo da chi ci sta (come ha proposto la signora Merkel) oppure se seguiranno l’invito di Yang a trattare ancora.
