Iran. Pasdaran: “Se Israele ci attacca, colpiremo il suo nucleare”

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Iran. Pasdaran: “Se Israele ci attacca, colpiremo il suo nucleare”

25 Luglio 2009

Il comandante dei Guardiani della Rivoluzione (pasdaran) iraniani, Mohammad-Ali Jafari, ha dichiarato in tv che l’Iran colpirà gli impianti nucleari israeliani se Tel Aviv attaccherà la repubblica islamica. "Se il regime sionista attaccherà l’Iran, sicuramente colpiremo i suoi impianti nucleari con le nostre forze missilistiche" ha detto Jafari alla tv iraniana in lingua araba al-Alam.

Le Guardie rivoluzionarie (meglio note come pasdaran) sono l’ala ideologizzata delle forze armate iraniane, con forze di terra, di mare e di aria e un comando separato. I leader iraniani hanno spesso respinto voci di un possibile attacco di Israele contro il proprio programma nucleare, dicendo che lo stato ebraico non è in grado di minacciare l’Iran.

Le autorità iraniano hanno detto che, in caso di attacco, risponderebbero colpendo gli interessi di Stati Uniti e Israele. Washington e Gerusalemme accusano l’Iran di cercare di costruire bombe atomiche e non hanno escluso di ricorrere all’azione militare per impedirlo. Teheran afferma che il proprio programma nucleare ha scopi esclusivamente civili. Israele non ha mai ammesso ufficialmente di avere bombe atomiche, ma è universalmente riconosciuto che le possiede, probabilmente già dai tempi della Guerra dei sei giorni (1967). Lo stato ebraico ha ripetuto più volte di considerare il programma nucleare italiano come una minaccia alla sua esistenza.

Intanto, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha rimosso dall’incarico di vicepresidente Esfandiar Rahim Mashaie. La decisione, resa nota oggi l’agenzia ufficiale iraniana Irna, arriva dopo che il Leader Supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei aveva ordinato al presidente rieletto nelle contestate elezioni del 12 giugno scorso di licenziare il suo consuocero.

Si chiude così un braccio di ferro iniziato la settimana scorsa quando la scelta di Mashaie aveva fatto infuriare gli ultraconservatori che non hanno perdonato all’allora ministro del Turismo di aver detto che l’Iran è "amico del popolo israeliano, ma non del suo governo". Khamenei si era schierato con loro scrivendo ad Ahmadinejad che la scelta di Mashaie era "contro i tuoi interessi e contro gli interessi del governo: è necessario – continuava la lettera il cui contenuto è stato diffuso dalla televisione di stato – annunciare l’annullamento di questa nomina".

Con una dichiarazione sempre all’Irna lo stesso Mashaie ha annunciato che "a seguito dell’ordine del Leader Supremo non mi considero più vice presidente e servirò il popolo in qualsiasi altro modo necessario". Il presidente deve chiedere la conferma parlamentare per i ministri nominati ma è libero di scegliere i suoi vice presidenti. Ma la costituzione iraniana affida al Leader Suprema il controllo e l’ultima parola su tutti gli affari dello stato che gli attribuisce un’autorità di vero sulle decisioni legislative ed esecutive.

L’intervento di Khamenei è stato decisivo subito dopo le contestate elezioni per sostenere la vittoria del presidente, nonostante le denunce di brogli da parte dei candidati dell’opposizione e le massicce dimostrazioni di piazza e la violenta repressione attuata dalle forze del regime. Ora questo suo scontro con Ahmadinejad mostra come il presidente si trovi in una situazione difficile, completamente esposto alle pressioni degli ultraconservatori quanto mai necessari per contrastare l’opposizione riformista che continua a contestare la legittimità della sua rielezione.