Islam. Rogo Corano, una escalation iniziata su Twitter il 21 luglio

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Islam. Rogo Corano, una escalation iniziata su Twitter il 21 luglio

11 Settembre 2010

L’escalation globale che ha trasformato l’oscuro pastore evangelico della Florida Terry Jones nel protagonista di un caso internazionale è iniziata su Twitter lo scorso 21 luglio. Lo racconta il Washington Post, ricostruendo le tappe di una vicenda che pone molti interrogativi sulle responsabilità del mondo della comunicazione.

Jones, a capo di una minuscola congregazione in Florida, non è il primo esaltato che parla di bruciare il Corano. Altri pastori evangelici hanno dato alle fiamme il libro sacro islamico e le immagini sono apparse su YouTube. Nessuno se ne era curato, ma non è stato così per Jones. Il 21 luglio ha mandato un post su Twitter affermando che l’Islam è come il fascismo e che il presidente americano Barack Obama sostiene la costituzione in Kenya, malgrado appoggi la sharia. Al termine del post veniva annunciato: l’11 settembre sarà l’Int. Burn a Koran day. (giornata internazionale per bruciare il Corano).

Jones ha subito aperto un gruppo su Facebook e due giorni dopo la sua iniziativa veniva già segnalata nella sezione Osservatorio sull’Islamofobia di Euroislam.Info, una selezione di notizie curata da un professore di teologia ad Harvard. Il 21 luglio il Consiglio per le relazioni Islamico-americane chiedeva più informazione sul Corano per respingere le proposte di bruciarlo. Il 23 luglio, Jones dichiarava di avere 700 aderenti su Facebook e pochi giorni dopo veniva brevemente intervistato dalla Cnn. Il 30 luglio l’Organizzazione Nazionale Evangelica, principale organizzazione delle chiese evangeliche, chiedeva a Jones di rinunciare al progetto. La vicenda era però rimasta sottotraccia, anche se Fbi, dipartimento di Stato e intelligence militare avevano inziato a monitorarla. Ai primi di agosto sono cominciate a circolare catene di messaggi fra gli utenti musulmani di Facebook che invitavano a formare gruppi contro il rogo del Corano. Poco dopo l’autorevole centro sunnita dell’università di al Azhar al Cairo ha emesso un comunicato contro il rogo avvertendo di possibili «pericolose conseguenze».

La prima manifestazione contro Jones è avvenuta il 4 settembre in Indonesia, con migliaia di partecipanti. Il caso è diventato una notizia nel mondo musulmano e diverse reti hanno ripreso l’intervista di Jones alla Cnn. Lunedì 6 settembre un imam ha organizzato una manifestazione a Kabul in cui è stata bruciata un’effige di Jones. Il 7 è apparsa l’intervista al Wall street Journal nella quale il generale David Petraeus, comandante delle forze americane in Afghanistan, denunciava il rogo come una minaccia alla sicurezza dei suoi soldati. A quel punto sono seguite le prese di posizione del segretario di stato Hillary Clinton, del capo del Pentagono Robert Gates e infine del presidente Obama. In Pakistan, dove la gente pensava soprattutto al dramma delle alluvioni, la questione rogo del Corano è scoppiata solo giovedì, dopo che è intervenuto Obama. Un gruppo di 200 avvocati ha bruciato bandiere americane nella città di Multan e diversi leader islamici hanno denunciato il rogo. Ieri, giorno finale del sacro mese islamico del ramadan e vigilia dell’11 settembre, migliaia di afghani hanno protestato contro Jones e nelle violenze vi è stato anche un morto. Intanto il pastore contribuiva al circo mediatico con affermazioni contrastanti e legando la sua inziativa alla controversia sulla moschea di ground zero.