Israele. Affluenza alle urne maggiore del previsto, polizia in allerta

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Israele. Affluenza alle urne maggiore del previsto, polizia in allerta

10 Febbraio 2009

Si sono aperte oggi in Israele le urne per le elezioni politiche anticipate destinate a rinnovare i 120 seggi della Knesset, il parlamento di Gerusalemme. Sono più di 5 milioni su 7,3 milioni i cittadini aventi diritto al voto in Israle.

Si vota dalle 7:00 locali (le 6:00 in Italia) alle 22:00 in 9.263 seggi, con misure di sicurezza elevate al massimo livello di fronte alle ricorrenti minacce terroristiche. Tra le misure di sicurezza è stata prevista anche la chiusura dei valichi con i territori palestinesi (Cisgiordania e Striscia di Gaza) fino a mercoledì mattina. Finora l’episodio più significativo è stato segnalato nella città araba di Um el-Fahem (70 chilometri a nord di Tel Aviv), dove centinaia di dimostranti hanno di fatto impedito l’ingresso ad un attivista ebreo di estrema destra.

In tutto solo stati dislocati nell’intero territorio israeliano più di 16mila agenti di polizia e della Guardia di frontiera per garantire l’ordine durante le procedute di voto, mentre i servizi di sicurezza avvertono che alcuni attentati potrebbero essere in fase avanzata di preparazione.

Non sono stati pochi gli appelli al boicottaggio. Si teme ancora la riduzione del 50% della partecipazione degli arabo-israeliani (circa un milione e mezzo di persone), tra i quali resta forte la protesta per le vittime civili dell’operazione militare Piombo Fuso, condotta nelle settimane scorse nella Striscia di Gaza, e l’irritazione per l’accusa di slealtà e le minacce di revoca della cittadinanza ricevute in campagna elettorale dall’estrema destra.

I principali quotidiani arabi guardano stamani con pessimismo alla possibile vittoria alle elezioni legislative israeliane del partito del Likud, guidato dall’ex premier Benyamin Netanyahu. "La gara elettorale è tra la destra e l’estrema destra", titola in prima pagina il quotidiano saudita ash-Sharq al-Awsat, edito a Londra. Da Damasco, il giornale al-Baath, organo dell’omonimo partito al potere in Siria da 45 anni, prevede che "la politica israeliana passerà di male in peggio".

Gli fa eco il filogovernativo Tishrin, che nel suo editoriale scrive: "Chiunque formi il nuovo governo, il risultato politico delle elezioni non sarà migliore di quello attuale, e sarà sempre così finchè questa entità usurpatrice (Israele) sarà guidata dal linguaggio della guerra".

"Sia i palestinesi che gli americani sono pessimisti circa la possibilità che Netanyahu diventi primo ministro", scrive dal canto suo il kuwaitiano as-Siyasa. Come gran parte della stampa araba, anche il Jordan Times di Amman prevede la vittoria del leader del Likud, mentre dal Qatar il quotidiano al-Jazeera afferma che "in ogni caso le elezioni sanciranno una larga vittoria dei partiti di destra".

In lizza ci sono 32 partiti. I sondaggi attribuiscono i favori del pronostico al Likud (destra nazionalista, oggi all’opposizione) dell’ex premier Benyamin "Bibi" Netanyahu, che non sembra tuttavia al riparo da una possibile rimonta di Kadima (centro-destra), guidato dall’attuale ministro degli Esteri, Tzipi Livni, prima candidata premier donna d’Israele dai tempi di Golda Meir.

Alle loro spalle viene dato in ascesa Israel Beitenu, il partito dell’ultradestra laica e anti-araba dell’ex sovietico Avigdor Lieberman, che appare in grado addirittura di superare per il terzo posto il Partito laburista (centro-sinistra) di un altro ex premier, Ehud Barak. Quinto è indicato lo Shas (destra confessionale sefardita), più lontano il Meretz (sinistra sionista liberal), rafforzato di ben poco secondo le previsioni dalla fusione col movimento pacifista degli scrittori Grossman, Oz e Yehoshua.

Nel frattempo giungono le prime notizie sull’affluenza alle urne che, sembra essere maggire di quanto era previsto. A mezzogiorno aveva votato il 23,4% degli aventi diritto, contro il 21,7% di tre anni fa. Se l’afflusso rimarrà costante si potrà raggiungere un tasso finale del 69%, contro il 63,5% del 2006, smentendo le previsioni di un aumento delle astensioni.

Quello di tre anni fa era stato l’afflusso più basso della storia d’Israele. Secondo Avraham Diskin, che sovrintende all’exit poll della Commissione Elettorale e viene citato dal quotidiano Haaretz, molti sono stati spinti alle urne dopo aver visto gli ultimi sondaggi che indicano un testa a testa fra i centristi del Kadima e la destra del Likud. Il maltempo, con pioggia e raffiche di vento, potrebbe anche aver favorito il voto, scoraggiando le gite.