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Quarantacinque anni dopo

Israele e Iran verso la deflagrazione in una nuova Guerra dei sei giorni

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Gerusalemme – Probabilmente si respirava la stessa atmosfera di oggi nei mesi che precedettero la Guerra dei sei giorni, nel 1967, quando Israele lanciò il suo efficacissimo attacco preventivo contro l’Egitto e i suoi alleati. Quarantacinque anni dopo, nel mirino del piccolo paese che costituisce l’avamposto più orientale della civiltà occidentale è finito l’Iran.

Ci sono cinque ragioni – mi dicono – per le quali Israele non dovrebbe attaccare:

1. Gli iraniani potrebbero reagire con veemenza, chiudendo lo stretto di Hormuz e scatenando il terrorismo a Gaza, in Libano, in Iraq.

2. L’intera regione sarebbe messa a ferro e fuoco dai musulmani, inferociti; la Primavera araba si tramuterebbe in un Inverno islamico.

3. L’economia globale subirebbe il colpo durissimo: il rincaro del petrolio

4. Il regime iraniano verrebbe rafforzato, essendo stato attaccato proprio da quei sionisti che la sua propaganda demonizza di continuo.

5. Un Iran dotato di armi atomiche non è nulla di cui preoccuparsi, perché gli stati che acquisiscono capacità atomiche diventano più responsabili e meno inclini al rischio.

Io vi dico che questi argomenti sono sbagliati.

Esaminiamoli uno per volta.

Il pericolo di una rappresaglia. Gli iraniani dovrebbero presumibilmente fronteggiare non una, non due, ma tre portaerei statunitensi. Due si trovano già nel Golfo Persico: la CVN 72 Abramo Lincoln e la CVN 70 Carl Vinson. Una terza, la CVN 77 George H.W. Bush, si dice che stia giungendo da Norfolk.

Sì, lo so che il presidente Obama è un santo e nobile uomo di pace che impiega aerei senza pilota per uccidere nemici dell’America in quantità senza precedenti, però solo dopo aver lottato con la propria coscienza per almeno... dieci secondi. Ma immaginatevi la scena che mi è stata descritta una volta da un generale a quattro stelle. Non sono le proverbiali tre antimeridiane, bensì le undici di sera alla Casa Bianca (le 7 di mattina in Israele). Squilla il telefono.

Il comandante in capo delle forze armate: “Signor presidente, abbiamo informazioni credibili che l’aviazione israeliana è in volo, ed è a un’ora di distanza dagli impianti iraniani sospettati di attività nucleari”.

POTUS (acronimo per Presidente degli Stati Uniti): “Dannazione. Cosa devo fare?”

Comandante in capo: “Signor Presidente, desidero raccomandarle di fornire agli israeliani tutto l’appoggio necessario per rendere minime le conseguenze di un’eventuale rappresaglia iraniana”.

POTUS: “Ma quei [censura] hanno fatto da soli. Hanno agito alle mie spalle, maledizione”.

Comandante in capo: “Vero, signore”.

POTUS: “Perché mai dovrei alzare un dito per aiutarli?”.

Comandante in capo: “Perché se gli iraniani chiudessero lo Stretto di Hormuz, il barile schizzerebbe oltre i duecento dollari”.

POTUS [dopo una pausa]: “Un momento! [a bassa voce] Come vanno i sondaggi in Florida?”

David Axelrod [anche lui a bassa voce]: “Maluccio”.

POTUS: “Ok generale, raduni le armi anti-bunker”.

L’eruzione dell’intero mondo musulmano. Tutti i coccodrilli dell’Africa non potrebbero pareggiare le false lacrime che verserebbero le potenze sunnite della regione qualora le ambizioni nucleari iraniane venissero bloccate.

Una recessione in doppia cifra. Il prezzo del petrolio sta calando, grazie agli sforzi congiunti dei capi di governo europei per uscire dalla Grande Depressione. Una guerra Israele-Iran li farebbe aumentare, ma i sauditi sono pronti a innalzare la produzione per attenuare l’entità del rincaro.

La legittimazione della teocrazia. Per favore, mandatemi la lista di tutti i regimi che, negli ultimi sessant’anni, siano sopravvissuti a un’umiliazione militare come quella che soffrirebbe Teheran. La sopravvivenza di Saddam Hussein dopo la prima guerra del Golfo è il solo caso che mi viene in mente – poi, nel secondo round, lo abbiamo preso.

Il senso di responsabilità di un Iran nucleare. Dovremmo credere che una teocrazia sciita rivoluzionaria si trasformerebbe, dall’oggi al domani, in una sobria e calcolatrice seguace del realismo diplomatico... proprio perché è venuta in possesso di armi di distruzione di massa? Sarebbe come se, qualora gli scienziati tedeschi avessero realizzato una bomba atomica tanto velocemente quanto il Progetto Manhattan, la Seconda guerra mondiale fosse terminata con un negoziato mediato dalla Società delle nazioni.

Il vero pericolo oggi in Medio Oriente non è quello di una Guerra dei sei giorni tra Israele e Iran. E’ quello che l’inerzia dell’Occidente permetta ai mullah di Teheran di entrare in possesso dell’arma nucleare; non ho alcun dubbio che ne trarrebbero il massimo del vantaggio. Avremmo permesso la creazione di un impero basato sul ricatto.

La guerra è un male. Ma talvolta una guerra preventiva può essere un male minore del mantenere la pace. Le persone che non lo sanno sono quelle che ancora negano quel che finirebbe per costarci un Iran armato di atomiche.

Mi sembra la vigilia di una distruzione creativa.

tratto da The Daily Beast

traduzione di Enrico De Simone

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3 COMMENTS

  1. Quel regime implora l`attacco
    Secondo me un attacco dell`Occidente verso le loro “facility” atomiche il regime dittatoriale dell`Iran se lo aspetta da tempo, quasi lo anela. Sta’ facendo di tutto perche’ accada. Avrebbero cosi’ una buona scusa per normalizzare le loro politiche, anche economiche, interne. Potrebbero dare la colpa di tutti i loro disastri all`Occidente bombarolo e potrebbero campare ancora a lungo chiamando a sostegno per l`emergenza opposizione e popolazione. Reagirebbero solo a parole. Bisognera’ comunque esser vigili ed uniti nella difesa reciproca quando e se accadra’, determinati a contrattaccare se si presentera’ la necessita’.

  2. La prima conseguenza dell’aggressione
    La prima conseguenza dell’aggressione sarà la sospensione di ogni visita/controllo da parte dell’AIEA. Il programma nucleare, ovviamente, continuerà.
    Dopo di che, che faranno Israele/USA?
    L’Iran aspetta.
    Altro che “6 giorni”!

  3. 6 giorni?
    Speriamo che Israele possa risolvere la questione in meno di sei giorni ,e nel frattempo liberarsi dei nemici interni.

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