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Guerra continua

Israele rifiuta la tregua e colpisce gli uffici di Ismail Haniyeh

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E' durata poco la speranza che a Gaza si potesse arrivare a una tregua, come aveva chiesto l'Unione Europea. Dopo le aperture del ministro Barak, nella notte i vertici del governo israeliano hanno fatto marcia indietro e il premier Olmert ha dichiarato che l'operazione "Piombo Fuso" prosegue. Non ci saranno sconti per Hamas che intanto continua a lanciare razzi su Ashqelon e la città di Beer Sheva (altri tre morti tra gli israeliani), incurante del prezzo pagato dalla popolazione palestinese (oltre 370 morti dall'inizio delle ostilità). L'aviazione dello stato ebraico, appoggiata dalla marina militare, ha ripreso a martellare le postazioni di Hamas. E' stato colpito anche l'ufficio di Ismail Haniyeh - il leader dell'organizzazione - che secondo fonti militari di Gerusalemme veniva utilizzato per finanziare e progettare attacchi terroristici. Pubblichiamo un pezzo di Barry Rubin apparso sul "Jerusalem Post" che fa il punto sugli scenari di guerra e sulla strategia militare e mediatica di Hamas.

 

Barry Rubin* per il "The Jerusalem Post"

Non c’è più niente di chiaro nella strategia di Hamas. L’organizzazione offre a Israele di scegliere tra due ipotesi: subire l’attacco dei razzi e quello dei media, e pensa che la situazione attuale si possa riassumere così: “Noi vinciamo o voi perdete”.

A. Il “cessate il fuoco”. Termina il “cessate il fuoco” e Hamas cerca di ottenere pace e tregua necessari a incrementare il suo esercito e consolidare il suo potere a Gaza. Israele garantisce gli approvvigionamenti a patto che non ci siano altri attacchi. Dal punto di vista pragmatico del mondo occidentale questa sarebbe una grande occasione per mettere un freno alla crisi in atto. Ma Hamas non è un’organizzazione pragmatica di stampo occidentale. I suoi nemici sono proprio la pace e la tregua, non solo a causa della sua ideologia – la sfera divina gli comanda di distruggere Israele – o per la sua immagine – di eroi e martiri – ma anche perché il suo esercito ha bisogno di reclutare affiliati tra le masse per una guerra permanente, e quindi deve guadagnarsi il consenso della popolazione. Hamas non ha alcun programma per lo sviluppo del benessere del popolo palestinese. Non vuole educare i bambini a diventare dottori, insegnanti, o ingegneri. La sua piattaforma politica si sviluppa intorno a un solo punto: guerra, guerra, una guerra senza fine, fatta di sacrificio, eroismo, e martirio fin quando non sarà raggiunta la vittoria totale. Così finisce l'ipotesi “cessate il fuoco” .

B. I razzi.  Termina il “cessate il fuoco” e riprendono a piovere missili su Israele, accompagnati da mortai e da attacchi occasionali di Hamas lungo la linea di confine. Israele non reagisce. Hamas si esalta: sei debole, sei confuso, sei privo di difese. Accorrete gente, insorgete per distruggere la “tigre di carta”! Così vengono reclutati nuovi adepti, i palestinesi della West Bank assistono con ammirazione a questi scontri con il nemico, e il mondo arabofono ne resta impressionato. Ricordate il 2006, dicono. E’ proprio come con l’Hezbollah. Israele è indifeso di fronte ai missili.

C. I media. Israele torna allo scontro armato. Proseguono i piani per bombardare obbiettivi militari specifici che però sono stati deliberatamente collocati tra i civili da Hamas. Se ci sarà un rischio troppo alto di colpire i civili, Israele non attaccherà. Ma c’è una linea al di sotto della quale ci sarà un rischio di fare vittime innocenti, ed è giusto che sia così. A quel punto i sorrisi compiaciuti spariranno dai volti dei leader di Hamas. Tuttavia gli islamisti hanno un’arma di riserva, i loro appelli ai media. Questi arroganti, eroici, macisti vincitori di ieri si sono trasformati in vittime compassionevoli. Hamas annuncia ogni genere di tragedia disastrosa e i reporter che non sono sul terreno la recepiscono senza alcun riscontro.

Ogni singolo colpo è, ovviamente, un palestinese civile morto. Non ci sono soldati a Gaza. E le disgrazie sono sempre  “sproporzionate”: Hamas ha predisposto tutto perché si segua questa via. L’organizzazione terrorista ha bisogno di fotografi complici che immortalino bambini mentre fingono di essere feriti. Immagini che una volta pubblicate nei giornali occidentali diventano fatti incontrovertibili. La guerra si può vincere con i missili e i mortai, articoli di giornali certamente no. Certo, è stato causato un danno materiale che ostacola lo sviluppo materiale di Gaza. Ma questo ad Hamas non interessa, gli basta semplicemente garantire la distruzione della propria base concreta. Hamas si sta auto-distruggendo. In particolare è stremata a causa degli attacchi israeliani che si focalizzano su obiettivi militari.

Conclusioni: il problema senza soluzione. Sicuramente Israele non può raggiungere una completa vittoria. Hamas non cadrà. La questione non si risolverà. Per Hamas la sopravvivenza deve coincidere con la vittoria. Hamas, come l’OLP, conquista una “vittoria” dopo l’altra ma ogni volta conclude la sua esperienza politica in un modo peggiore del precedente. Il conflitto terminerà. Comunque vada a finire questo ciclo di violenze, anche queste giornate finiranno. Tornerà la pace e i rifornimenti rifluiranno nuovamente a Gaza. Così fra qualche mese il processo si ripeterà. Con una differenza fondamentale: Israele usa il suo tempo non solo per il training militare ma anche per educare i suoi bambini, costruire infrastrutture, alzare il suo standard di vita. Hamas non fa nulla di tutto questo. “Noi crediamo nella morte – dice Hamas – voi credete nella vita”. State attenti a ciò che desiderate, lo potreste ottenere.  

*Barry Rubin  è direttore del Global  Research in International  Affairs 

Traduzione di Kawkab Tawfik. Tratto da "The Jerusalem Post"

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