Home News Italia, Cina e coronavirus: se il nemico viene scambiato per amico

L'analisi

Italia, Cina e coronavirus: se il nemico viene scambiato per amico

0
52

Viviamo una stagione dove il confine tra realtà e follia si sta sempre più assottigliando, ma c’è davvero un limite anche all’assurdo. Da settimane l’Italia vive una sorta di propaganda che mette insieme gratitudine e quasi senso di debito nei confronti della Cina. Ma gratitudine per chi? E perché? Proviamo, come si suol dire, “a mettere qualche puntino sulle i”.

Dieci giorni fa abbiamo assistito ad una diretta Facebook congiunta tra i canali del nostro Ministro degli Esteri e dell’Ambasciata Cinese a Roma, per documentare l’arrivo all’Aeroporto di Ciampino di aiuti sanitari da Pechino. Nel momento in cui migliaia di imprenditori italiani avrebbero bisogno del pieno supporto della Farnesina per sostenerli sul mercato estero, il Ministro era impegnato ad accogliere i pacchi in arrivo dalla Cina, come fosse l’evento politico del momento o come se fosse il rientro in Patria di un eroe nazionale: il tutto spinto da giornali e tv.

In questa storia, di sicuro c’è stato solo un grande regalo, quello sì gratuito, la cui rotta, inversa, è stata Roma-Pechino. Infatti, come scritto da Ansa.it e da Repubblica.it, due tonnellate di dispositivi di protezione sono state donate dal Governo Conte alla Cina: tute, guanti, occhiali e soprattutto un’ingente quantità di mascherine. Le foto degli scatoloni imbarcati su un volo ONU, decollato da Brindisi il 15 febbraio, mostrano la bandiera tricolore attaccata sugli imballaggi con la scritta in varie lingue “dono del Governo Italiano”. Sempre il 15 febbraio il Chinese Virus – per dirla alla Trump – aveva già messo piede in Italia: per questa ragione, autorevoli virologi, come Burioni, già si appellavano al Governo per prendere misure contenitive. Era, però, la fase dell’emergenza razzismo, quella in cui l’urgenza di Sergio Mattarella era farsi fotografare nella scuola cinese di Roma per mostrare “solidarietà” e quella di Nicola Zingaretti e Giuseppe Sala era organizzare aperitivi a Milano per dimostrare che “Milano non si ferma”. Pertanto, potrebbe essersi trattato di un regalo fatto nel contesto dell’asse sempre più stretto tra Giuseppe Conte e Xi Jinping, che ha tutto il sapore di una mossa mirata a rimanere nelle grazie del leader cinese, perché il Governo sembra aver fatto del legame con la Cina la spina dorsale della sua politica estera: tuttavia, si tratta di un legame che potrebbe costare molto in termini di rapporti con Washington, Londra e con gli altri partner UE.

A questa storia, se ne aggiunge un’altra, che consiste in un regolare acquisto a prezzi di mercato – come documentato nel dettaglio da Milanofinanza.it e Ilfoglio.it – per comprare 1000 respiratori artificiali sfruttando una rete di rapporti personali che ha coinvolto Walter Ricciardi dell’OMS, Intesa Sanpaolo, l’editore milanese Class e Bank of China. Ultimo pezzo di questa partita sono le circa 30mila tute, 100mila mascherine e 50mila tamponi che rientrano nell’accordo commerciale siglato da Di Maio e dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi: si tratta, pertanto, di un accordo commerciale, con regolare pagamento da parte dell’Italia di tutte le forniture che sono, per inciso, parte del materiale avanzato dalla Cina durante il loro picco di Coronavirus di due mesi fa.

Dunque: la Cina aveva abbondanza di materiale, ma, nonostante questo, Conte e Di Maio hanno regalato, per ragioni politiche, quantità enormi di nostre scorte, al punto che, ora, noi ci troviamo in una situazione di scarsità ed è per questo che la Cina ci vende i suoi avanzi, ma noi, in ossequio alla loro propaganda, lo spacciamo per un regalo. Un vero capolavoro diplomatico.

Eppure, la Cina è il nuovo grande amico dell’Italia secondo il racconto di molti opinionisti, giornali e ovviamente del Governo. Ma com’è nato il Coronavirus? Come siamo arrivati fin qui? Diamo due dati, indispensabili per riordinare un po’ le idee. In primo luogo, COronaVIrus Disease 19 – poi abbreviato Covid-19 – è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus. In secondo luogo, a Wuhan, dove tutto è cominciato, si trova il più grande bio-laboratorio dell’intera Cina: un luogo sulle cui attività ci sono da anni molte ombre, ma la certezza è che al suo interno si studino alcuni tra gli agenti patogeni più pericolosi al mondo: Sars, Ebola, la febbre emorragica del Congo o il Lassa virus dell’Africa occidentale, tanto per fare qualche esempio. Il sospetto – fondato su più di un’inchiesta sull’argomento, come quelle di Nature.com e di Express.co.uk – è che al suo interno non ci si limiti alla ricerca ma ci si occupi dei cosiddetti “weaponized virus”, ossia agenti patogeni modificati in laboratori per scopi civili e militari, in particolare per addestramenti in caso di guerra batteriologica. Il futuro sembrerebbe essere sempre più concentrato su armi di tipo batteriologico e le grandi potenze mondiali starebbero investendo in questa direzione. Da ciò, si potrebbe, quindi, desumere che a Wuhan ci fossero tutte le strutture per individuare sin da subito il virus che si stava propagando; inoltre, grazie alla ricerca sul patrimonio genetico del nuovo coronavirus condotta dal dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell’Università di Milano e il Centro di Ricerca Coordinata Episomi, si è avuta evidenza di come il virus circolasse già da ottobre 2019 in Cina.

Esiste poi un terzo elemento da mettere sul tavolo: il Dottor Wenliang Li, medico all’ospedale di Wuhan, che aveva notato a inizio dicembre sette casi di un virus che ricordavano la Sars., aveva tentato, senza successo, di avvertire i colleghi e le autorità competenti in modo che fosse dato l’allarme. Come risposta, venne fatto capire a Li che non era il caso si impicciasse: invece, lui non si è arreso e, tramite i canali social della scuola di medicina in cui insegnava, ha diffuso la preoccupazione per quanto stava accadendo. A quel punto, la Cina ha dovuto dichiarare l’emergenza e confessare che essa era già in corso da mesi, ma era stata nascosta dallo stesso Governo cinese: infatti, Li è stato arrestato ed è poi morto di Coronavirus, pochi giorni dopo aver rilasciato un’intervista al New York Times dove ricostruiva l’accaduto.

Quindi, alla fine di questa ricostruzione comprendiamo che il virus è nato in Cina per cause naturali, è stato per mesi volutamente tenuto nascosto per motivi di immagine, causando il suo viaggiare sulle gambe di migliaia di inconsapevoli cittadini cinesi che lo hanno diffuso in lungo e in largo nel mondo. Il tutto pur avendo a due passi dal punto di nascita il più avanzato dei laboratori cinesi per capirci qualcosa. Comunque sia, se Covid-19 non è rimasto dove si è sviluppato inizialmente, divenendo pandemia, è soprattutto a causa della censura fatta dalla Cina.

Come se già non bastasse tutto questo, si pone un gigantesco tema economico-finanziario, perché, finita l’emergenza sanitaria, l’Italia vivrà mesi di grandissima difficoltà economica. Le nostre imprese, fiore all’occhiello e forti di brand invidiati in tutto il mondo, saranno la preda ideale per i grandi fondi di investimento e, ovviamente, questo riguarda anche le multinazionali finanziare guidate dal regime di Xi: Bank of China ha già quote azionarie in molti asset strategici italiani. Conte e Di Maio, inoltre, sembrano stare lì proprio per aprire le nostre porte a Pechino ad emergenza rientrata. Per questo, più che per qualsiasi altra ragione, non possiamo permetterci di andare avanti con questo esecutivo. A questo riguardo, Arturo Graf disse che “il più pericoloso dei nemici è quello da cui non pensi a difenderti”: la Cina è un partner importante per l’Italia, per i nostri imprenditori, per il nostro turismo. Il popolo cinese, con la sua millenaria cultura, è una risorsa per l’umanità. Ad oggi, però, con il suo regime, la Cina è anche un nostro nemico sul piano politico, sul piano diplomatico, sul piano militare, sul piano della tutela dell’ambiente. La parola “nostro” non è utilizzata a caso e non è volta ad indicare solo l’Italia, ma anche l’Europa e l’Occidente.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here