Ken Shiro, il guerriero di Hokuto ora al cinema
02 Agosto 2008
“Tra tre secondi morirai”. Chi volesse riascoltare la frase celebre di Ken Shiro, come i proverbiali acuti durante i corpo a corpo dell’erede prescelto della scuola di Houkuto, in questa estate che sa di revival fumettistico lo potrà fare direttamente al cinema.
Il film distribuito da Mikado e Dolmen e dalla Yamato Video, diretto dallo stesso autore, Takahiro Imamura, per la sceneggiatura di Nobuhiko Horie, Yoshinobu Kamo, Katsuhiko Manabe, lo scorso 11 luglio è giunto sino al quarto posto nel box office generale italiano.
Ma è difficile meravigliarsi di un tale risultato di botteghino, il manga giapponese uscito nelle librerie e nelle edicole del Sol Levante nel lontano 1983, diventato poi Anime (cartone animato), ha infatti segnato l’immaginario giovanile degli oggi venti-trentenni non meno di quanto negli anni ’70 fu per l’epopea dei vari Goldrake, Mazinga, Mazinga-Z, Jet e Jeeg Robot.
Le due serie di Ken Shiro restano memorabili prodotti a cavallo tra la pura riproduzione di tavole da Graphic Novel in serie TV, cartoons dal taglio cinematografico e dai contenuti magicamente epici, ingredienti che hanno rivoluzionato le modalità dell’animazione negli anni a seguire sino ai giorni nostri.
“Ken Il Guerriero”, il titolo del film, è la saga che porta al duello tra Ken e il Sacro Imperatore Sauzer, tra Hokuto e la deviazione oscura dalla scuola di Nanto, un’altra via dalla tradizione ancestrale al combattimento all’ultimo sangue.
Il mondo si è lentamente autodistrutto, infliggendosi guerre, povertà, terrorismo sino all’escalation atomica. II paesaggio alterna deserti rocciosi a teatri cittadini degni delle peggiori immagini della Berlino assediata nella seconda guerra mondiale. Il Caos regna sovrano, l’anarchia ha causato la nascita di gruppi di sbandati che controllano pezzi di territorio attraverso la violenza e il terrore. I bambini sono obiettivi prediletti di personificazioni della malvagità tali che si fatica a definirli semplicemente criminali.
Tre fratelli Raoul, Toki e Ken sono i diretti depositari di un sapere guerriero che unisce l’energia della terra, allo spirito umano, alle forze delle stelle. Ken è il prescelto della scuola di Hokuto, l’unica che ricomprenda tutte le altre e deve la sua implacabilità alla capacità di colpire i punti di pressione nella rete di arterie e nervi del corpo umano provocandone l’esplosione di parti accuratamente selezionate.Sauzer e Raoul si stanno scontrando per imporre con la violenza un nuovo ed unico ordine sulla terra, Ken si mette tra di loro e combatte senza tregua la brutalità che dilaga ovunque.
Un narrato che alterna affreschi su questa post-storia alternativa dell’umanità che indugia sulla disperazione e la malinconia per i tempi che furono, correndo a tratti il rischio di diventare lento.
Intatta invece la capacità che fu della serie di esaltare il confronto alla Bruce Lee (a cui deliberatamente ci si ispirò in fase di creazione del personaggio). Scontri che appaiono come riti, in un furore diventato paradigma nel racconto di genere, i personaggi, montagne mastodontiche di muscoli esageratamente sproporzionate, si scambiano mosse super-umane.
Primo di quattro lungometraggi, il lavoro di Imamura tenta discutibilmente di contestualizzare la saga con eventi contemporanei, è ad esempio evidente la cartoonizzazione della prima notte a Baghdad di Iraqi Freedom o il riferimento alla tragedia dell’11 settembre con torri molto simili alle Twin Towers che crollano su se stesse.
Il cinema, tra Anime e riscoperta del fantasy pop, sembra quindi tentarle tutte per coprire la fame di racconto epico che circola per le nostre società e che non trova completa soddisfazione nelle produzioni estetiche contemporanee spesso ancora ancorate ad una lettura pasoliniana del nostro tempo oggi divenuta datata.
Il successo della nostalgia per il mito di Ken Shiro, personificazione di una forza primitiva ma al contempo uomo tristemente malinconico, riesce ancora oggi a raccontarci qualcosa su noi stessi, sulla nostra voglia di immaginario. E la sua visione al cinema a saziarci per un’ora e mezzo.
