Kosovo. I serbi di Mitrovica boicottano le elezioni: affluenza allo 0,0%
12 Dicembre 2010
di Redazione
"I serbi boicottano le elezioni nel falso stato del Kosovo – Il Kosovo è Serbia": è molto chiaro il contenuto del "manifesto elettorale" che tappezzava oggi i muri nella parte nord di Kosovska Mitrovica, la città del nord del Kosovo divisa in due dal fiume Ibar, nel settore nord i serbi, in quello sud gli albanesi.
Le elezioni legislative anticipate, le prime in Kosovo dopo la proclamazione di indipendenza del febbraio 2008, sono state praticamente ignorate dalla popolazione serba di Mitrovica, che non riconosce le autorità di Pristina e preferisce dare ascolto alle strutture di governo parallele finanziate da Belgrado. A Mitrovica il ponte sull’Ibar non unisce ma divide, e questo è stato più che mai evidente oggi, con un’affluenza alle urne sostenuta nella parte albanese, e pari invece a zero in quella serba.
A garantire la sicurezza da una parte e dall’altra del ponte c’erano oggi una pattuglia di carabinieri del Multinational Security Unit (Msu), militari tedeschi della Kfor, (la Forza Nato in Kosovo), poliziotti di Eulex , (la missione europea in Kosovo), e agenti della polizia kosovara. "Io ovviamente non intendo votare. Queste elezioni non mi interessano, anche perchè io credo solo a chi mi dà i soldi", ci dice un serbo davanti al suo negozio di alimentari.
A Mitrovica nord sono stati allestiti tre seggi elettorali mobili (in pullmini e camionette) e otto fissi, ma di elettori in giro non se ne vedono. Sono ben più numerosi i gruppi di osservatori, giornalisti e cineoperatori, agenti di polizia, militari internazionali della Kfor. I pochi locali che si vedono ai seggi sono esponenti della sparuta rappresentanza di albanesi (un migliaio circa) residenti a Mitrovica nord. "Io ho votato poco fa. Il boicottaggio non serve. La mia casa è quella lì di fronte, qui vivo bene e non intendo andarmene, anche se la sicurezza non è ideale", afferma un uomo di mezza età di etnia albanese davanti al seggio mobile numero uno, lungo il fiume Ibar.
"Finora, aggiunge, non ho visto nessun serbo andare a votare". Un tassista, decisamente contrario anch’egli alle elezioni, ci mostra la sua giacca a vento con il simbolo del Cska di Mosca. "A mia figlia gliel’ha regalata il suo ragazzo, che l’aveva avuta da Milos Krasic, suo amico, quando ancora giocava in Russia", afferma l’autista, che si offre di portarci a casa dei genitori del calciatore della Juventus. Suoniamo il campanello ma non risponde nessuno, "So che Krasic ora in Italia è molto famoso. Io l’ho visto qui l’ultima volta un paio di mesi fa", commenta il tassista, che si augura per suo figlio calciatore un futuro in Italia come per Milos Krasic. Krasic è originario di Kosovska Mitrovica, da dove andò via quand’era ragazzo per andare a giocare in una squadra di Novi Sad, nel nord della Serbia. Poi la permanenza nel Cska di Mosca, e l’approdo alla Juventus.
L’atmosfera a Mitrovica nord, triste come sempre, sembra quasi irreale, con la giornata elettorale che è trascorsa nella totale indifferenza, e fortunatamente senza alcun incidente. Dall’altra parte del ponte torniamo dall’autista albanese che ci ha aspettati per tutto il tempo nel settore sud. "Noi abbiamo paura di passare nella parte serba. Loro ci riconoscono, capiscono che siamo albanesi e temiamo per la nostra sicurezza, Voi siete stranieri, a voi i serbi non fanno alcun male…".
