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L'uovo di giornata

La bolletta della questione morale

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C'è di sicuro qualcosa che non va in questa ondata di inchieste e di arresti di politici nazionali e amministratori locali in giro per l'Italia. E non è solo il fatto che l'occasione fa l'uomo ladro che pure è spesso un problema. No c'è qualcosa che non va nei modi e nello stile delle inchieste.

Intanto è chiaro che se i politici non parlassero al telefono non esisterebbe una questione morale. Non ci sarebbero inchieste, arresti clamorosi, celle di isolamento, conferenze stampa, giunte in manette, e giudici d'assalto. Per giudicare il livello di corruzione nazionale oggi basta controllare la bolletta del telefono.

Basterebbe che deputati, senatori, sindaci e ministri rinunciassero per un po' a telefonarsi e l'Italia primiggerebbe nelle classifiche dei paesi più onesti al mondo. Perchè non sembra ci sia molto più che telefonate nell'oscura morsa morale che sta asfissiando il paese. Telefonate a pioggia, oceani di trascrizioni, inflessioni dialettali da collezionare per un futuro dizionario della lingua del sopra e sottopotere, duetti patetici o ridicoli, mozziconi di parole, brandelli di frasi. Di questo è fatta la questione morale italiana che costringe sindaci a dimettersi prima ancora di essere "avvisati" e  interrogati e magistrati ad arrestarli perchè "non basta".

Perchè se ci fosse di più non avremmo ordinanze di 1700 pagine come quella di Salerno, o di 700 come quella di Pescara o le migliaia di Napoli. A Tolstoi ne occorsero meno per raccontare Guerra e Pace. Alle loro eccellenze togate bastano appena per esprimere un punto di vista. Sono opere immense in cui si mescola diritto e sociologia, scienza politica e filosofia, sembrano sceneggiature senza fine ma quasi mai a lieto fine. C'è in quei provvedimenti una furia creatrice, una voglia di riscrivere e correggere la storia d'Italia, di rifondare la nazione, di mettere in moto un mondo migliore.

Quasi mai vi si trova scritto: tizio ha commesso questo crimine: questo è  il movente, queste le prove. Basterebbero poche pagine, ma sarebbe solo un mestiere da funzionari.

P.S. Ovviamente abbiamo piena fiducia nella Magistratura.

 

 

 

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3 COMMENTS

  1. “Fantasia”
    C’erano una volta degli Apprendisti Stregoni, questi crearono delle scope ammaestrate che colpivano i loro nemici. “Bene!” dissero gli Apprendisti Stregoni, senza pensare che il Potere delle scope veniva da quest’ultime e non da loro. Ed era un Potere immenso. Eppoi, si sa, le scope ammaestrate sono molto permalose…

  2. Io no. Io non ho piena
    Io no. Io non ho piena fiducia nella Magistratura. E intanto vorrei che qualcuno spiegasse perché tutto si è scatenato dopo le 15.00 di lunedì 15 dicembre, a chiusura seggi elettorali abruzzesi. Se quelli da arrestare fossero stati del PDL o comunque di CDX, scommetto che il valzer cominciava prima…

  3. atti giudiziari
    Se non ricordo male, il record di lunghezza di un documento giudiziario va attribuito – per ora – al rinvio a giudizio di Andreotti: 120 mila pagine! Visto che il Ministro sta mettendo mano (speriamo bene!) a riforme sulla giustizia non si potrebbe limitare la lunghezza degli atti? E’ una regola che esiste quasi ovunque: in campo scientifico, una comunicazione ad un congresso deve avere una certa durata. Penso che esista addirittura una relazione inversa tra lunghezza ed efficacia di un documento. Gli atti giudiziari non sono un genere letterario: devono dare dimostrazione di una colpevolezza, oppure di un torto od una ragione. Tutto può essere dimostrato in uno spazio limitato, eventualmente allegando o menzionando documenti pre-esistenti.
    Sempre, naturalmente, con il dovuto rispetto e fiducia nella magistratura.

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