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La Bonino è compatibile con l’agenda Giavazzi?

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Abbiamo una domanda: che fine ha fatto il mandato della Bonino? E’ ancora nelle mani di Prodi, dove il ministro lo aveva deposto prima dell’accordo sulle pensioni? E’ tornato in quelle della Bonino? E’ in viaggio tra queste e quelle come un frisbee?

Sui giornali si leggono interviste a Emma Bonino in cui ella appare nel pieno possesso delle sue prerogative ministeriali: questo vorrebbe dire che Prodi l’ha rassicurata sulla “compatibilità” della sua presenza nel governo. Non risulta però che l’interessata abbia fatto pubblico riconoscimento di ciò, o altrimenti abbia tenuto il punto, lasciando il mandato nelle mani di Prodi per magari limitarsi a gestire l’ordinaria amministrazione.

Certo, visto l’accordo siglato all’alba tra governo e sindacati, ci si aspetterebbe che la Bonino lasciasse il suo mandato a marcire nelle mani del premier piuttosto che rassegnarsi a toccarlo anche solo con un dito.

Il punto infatti non dovrebbe essere controverso: i radicali sono entrati al governo in nome della cosiddetta “agenda Giavazzi”, cioè quell’insieme di riforme economiche di impianto liberista e liberale che il professore Giavazzi illustra puntualmente sul Corriere della Sera. L’agenda Giavazzi insomma era il marchio che i radicali volevano imprimere sul governo.

Ora basta leggere il commento scritto sabato scorso da Giavazzi sul Corriere per verificare il giudizio del professore sulla riforma pensionistica partorita da governo e sindacati. Una bocciatura senza rimedio. Quella riforma Giavazzi non la metterebbe sulla sua agenda nemmeno sotto tortura, mentre la Bonino sembra averla bene o male digerita.

A questo punto, forse, Emma dovrebbe mandare una letterina a Giavazzi, così come ha fatto con Prodi, ponendo esattamente lo stesso tipo di domanda: “Caro professore, sono ancora compatibile con la tua agenda?”


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