La Chiesa difende le vittime della prosituzione

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La Chiesa difende le vittime della prosituzione

20 Giugno 2007

“Lo sfruttamento sessuale e la prostituzione” sono “atti di violenza che costituiscono un’offesa alla dignità umana e una grave violazione dei diritti fondamentali”, lo afferma il Cardinale Renato Martino e l’Arcivescovo Marchetto, del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti. 

“La Chiesa ha la responsabilità pastorale di difendere e promuovere la dignità umana delle persone sfruttate a causa della prostituzione, e di perorare la loro liberazione fornendo, a questo scopo, un sostegno economico, educativo e formativo”, azioni che si realizzano già in vari ambiti. Anche per rispondere a queste necessità pastorali “la Chiesa deve denunciare profeticamente le ingiustizie e le violenze” perpetrate contro le donne di strada, e combattere questo fenomeno, ha aggiunto.  

Perché tutto ciò sia fattibile è necessaria “una rinnovata solidarietà nelle comunità cristiane e di programmi specifici di formazione per operatori pastorali”.

“È necessario, inoltre, collaborare con i mezzi di comunicazione sociale per assicurare una corretta informazione su questo gravissimo problema”, ha avvertito il segretario del dicastero.

E’ dovere della Chiesa “chiedere l’applicazione di leggi che proteggano le donne dalla piaga della prostituzione e del traffico di esseri umani”, e la necessità di “suscitare una presa di coscienza generale e pubblica su questo grave problema”.

 “Vittima della prostituzione è un essere umano, che in molti casi ‘grida’ per ricevere aiuto, per essere liberato dalla sua schiavitù, poiché vendere il proprio corpo sulla strada non è, in genere, ciò che si sceglierebbe volontariamente di fare”, si legge negli Orientamenti.

Per questo, una “azione ecclesiale di liberazione delle donne di strada” necessita di “un approccio pluridimensionale”, la cui strategia deve sempre porre al centro i diritti umani.

“Se contassimo gli schiavi oggi, ci sorprenderemmo nel vedere che gli esseri umani che si trovano in situazioni di schiavitù sono più numerosi di quelli che realmente erano schiavi in base all’antico concetto della schiavitù felicemente abolita qualche secolo fa”.

Ed è così perché “ci sono bambini trasformati in schiavi, donne rese schiave dalla prostituzione, o quelli che svolgono un lavoro forzato – operai che si trovano in condizioni di schiavitù, perché viene loro sequestrato il passaporto, vengono ridotti a vivere in condizioni disumane”, ha lamentato.

Questi drammi devono essere considerati più seriamente. “Cosa deve fare un normale cittadino? Esigere dai politici che adottino misure concrete per la lotta a queste situazioni”.