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L'uovo di giornata

La Cina è vicina… anche troppo

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L’Unione Europea, di fronte allo stato di necessità, ha fallito ancora una volta. E questo non dovrebbe far piacere. Almeno a chi si renda conto che nel mondo del XXI secolo piccole nazioni europee possono fare veramente poco di fronte alle grandi potenze emergenti, in ambito sia geopolitico che economico.

Gli Stati Uniti oggi ci sembrano più lontani. Sia perché, nella lotta al virus, le condizioni e le dimensioni di quel Paese implicano strategie in parte differenti da quelle adottate dalla Vecchia Europa, sia perché la ripresa di un ruolo mondiale, dopo gli errori di Obama, passa per un maggiore spazio da concedere alla “dottrina Monroe”: quella che vorrebbe lo Zio Sam occuparsi innanzitutto della sua forza e del suo continente di riferimento. Purtroppo, non basta un tweet di Trump con le frecce tricolori per modificare questa percezione. Anche perché, dopo il famoso endorsement a “Giuseppi”, per un italiano diffidare dei cinguettii del Presidente è doveroso.

Ad allontanarci dal mondo anglosassone ha poi contribuito la storpiatura di un discorso di Boris Johnson ad opera di pennivendoli locali. Non sappiamo, francamente, se la via inglese alla battaglia contro il coronavirus sia migliore o peggiore di quella da noi intrapresa, e da profani riteniamo che i conti si faranno alla fine. Quello che invece sappiamo per certo è che sugli anziani e sui fragili Johnson non si è mai sognato di utilizzare il cinismo che, invece, gli è stato attribuito a piene mani.

Se però ci giochiamo l’Europa, la solidarietà atlantica, il rapporto culturale con il mondo anglosassone, non resta che la Cina. La patria di Xi, infatti, ogni giorno campeggia su telegiornali e talk show assai spesso sponsorizzata da quel geniale statista che siede alla Farnesina. E così, mentre in ogni italiano la sensazione di abbandono nel momento del bisogno si accresce, la Cina per contro appare come quella che si dà da fare, quasi l’iniziatrice di un nuovo Piano Marshall e, di fronte alla stiticità degli altri nostri interlocutori, si ha l’impressione che dalla Via della Seta giungano mascherine, guanti, medici e consigli a gogò.

Nessuna avversione preconcetta, per carità. E nel momento del bisogno è impossibile fare gli schizzinosi. A patto però che nessuno dimentichi tre semplicissimi dati di fatto:

1)     Che questa brutta epidemia giunge da lì;

2)     Che la trasparenza del governo cinese sull’origine del virus, sulla sua effettiva diffusione, sul numero dei morti e dei contagi è a dir poco opaca;

3)     Che i metodi utilizzati per combattere il virus sono propri di una dittatura che non tiene in alcun conto la libertà personale.

Sul mondo all’indomani del coronavirus ci sarà tanto da discutere. Fin da ora, però, non intendiamo dimenticare che l’imperfezione di un regime di libertà è sempre preferibile alla spietata efficienza di una dittatura. La maggioranza degli italiani ha principi che non sono in vendita. Per questo intendono restare liberi, restare atlantici!

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