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Draghi, perché Sì

La destra segua il principio di realtà e non gli schemi ideologici

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Fa una certa impressione, per chi come me ha criticato la politica ideologica della sinistra, vedere riprodotti gli stessi schemi anche a destra. E, fra l’altro, ma questo è un merito, senza l’ipocrisia che alligna dall’altra parte.

La politica, in effetti, si fa con una visione ideale solida e coerente, da una parte, e un’aderenza al principio di realtà, dall’altra. Gridare oggi alle elezioni non ha perciò nessun senso politico, se non quello di ricompattare le forze avverse.

Escluso il voto dall’orizzonte delle alternative dal Capo dello Stato, giusta o sbagliata che sia questa decisione, non si può non prendere atto della situazione. E soprattutto prendere atto che è completamente cambiato lo schema di gioco, sia rispetto ai tempi in cui nacque il primo sia rispetto a quelli in cui si è svolto il secondo governo Conte. O ci si inserisce in questo gioco; o si rischia concretamente, in nome di una concezione astratta, e cioè ideologica, della politica, di stare all’opposizione per altri chissà quanti anni.

Intanto, bisogna prendere atto che un primo sconfitto dell’azzardo renziano è stato quel patto fondato su statalismo assistenzialistico e giustizialismo che legava Conte (e il “partito dei giudici”) alla sinistra sinistra e all’ala radicale dei grillini. Ed è una buona notizia per l’interesse nazionale. Secondariamente, tutto sommato non conviene nemmeno alla destra, ammesso e non concesso che ci fossero state elezioni che l’avrebbero premiata in modo tanto netto da darle il governo del Paese, ereditare le macerie in cui siamo; e per giunta (soprattutto a livello della Lega, cioè del partito più grande) senza ancora avere avuto il tempo di maturare una identità chiara e un programma preciso e conseguente di proposte per far uscire l’Italia dal buio profondo in cui è precipitata. Senza contare che il lavoro di sistema (amministrazione, giustizia, semplificazione burocratica e legislativa) che ci è richiesto è davvero titanico e non può essere appaltato a una sola parte politica.

Affidare il “lavoro sporco” alla persona più capace (e con più relazioni internazionali) che abbiamo, ovviamente a determinate e precise condizioni (sia programmatiche sia relative alla scelta dei nomi); spiegare bene agli italiani le proprie scelte; lavorare alla definizione di una identità vincente da far pesare in campagna elettorale quando, al termine della legislatura, si dovrà andare necessariamente al voto; fare tutto questo, mi sembra la scelta più saggia da fare. Non solo per evitare al Paese il default, ma anche per assicurare alla destra un futuro politico di governo e di realizzazione pratica delle proprie idee.

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1 COMMENT

  1. “La destra segua il principio di realtà e non gli schemi ideologici”. Detta così sembrerebbe facile ma è proprio l’ideologia di destra o di sinistra difficile da superare.

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