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L'intervento

La facoltà di non rispondere

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Nella prefazione di “Ustica – Assoluzione dovuta, giustizia mancata”, edito nel gennaio 2007 ed a firma di chi scrive, il Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Stragi “XIII Legislatura” (Sen. Giovanni Pellegrino, del PDS), riferendosi alla contrapposizione dei due “partiti” (quello del missile e quello della bomba) che si erano creati all’interno della Commissione sul caso Ustica, con non comune onestà intellettuale afferma: “In questa aspra e per me negativa contrapposizione, … a sorprendermi era soprattutto l’atteggiamento dei fautori dell’ipotesi bellica che consideravano minimalista l’ipotesi dell’esplosione interna del velivolo: e ciò benché a me risultasse evidente il contrario, apparendomi oggettivamente più grave quella di una strage volontaria e quindi dolosa che avrebbe accomunato la tragedia del DC9 ai tanti attentati esplosivistici che hanno funestato la storia italiana dal 1969 (Piazza Fontana) al 1984 (il treno di Natale)”. Per poi affermare ancora: “Duravo fatica  a trovare una ragionevole spiegazione a questo atteggiamento [del partito del missile] che restava di assoluta rigidità e di assoluta insofferenza a misurarsi con un’ipotesi diversa, benché l’inchiesta [processo penale] nel suo progredire desse resoconti sempre più labili all’ipotesi del duello aereo”.

Le parole di Pellegrino erano illuminanti all’epoca, 2007. Ora, a prima vista, sembrerebbero di meno, perché i processi civili – pur dotati di un percorso probatorio molto più debole di quello a carico del processo penale – hanno dato torto sia al partito “dell’esplosione interna”, sia alla connessione della strage di Ustica con gli attentati esplosivistici legati al terrorismo dell’epoca. Nasce però un grosso interrogativo: e se, al di là del confronto tra il processo penale (no al missile) e il processo civile (sì al missile), uscissero, come sembra da quanto contenuto in un recente articolo su un prestigioso quotidiano nazionale del 27 giugno u.s., elementi, finora mai smentiti (anzi, rafforzati nell’articolo del sito http://www.reggioreport del 31-7-2020) che porterebbero alla pista di un atto terroristico e quindi ad una strage volontaria e dolosa, così come supposto dal Senatore Pellegrino?

Ritornerebbero in auge le parole di quest’ultimo e sarebbe una disfatta per l’atteggiamento definito assolutamente “rigido” e “insofferente” dal Presidente della Commissione “Stragi”.

E c’è dell’altro, perché saremmo di fronte ad una situazione che, all’epoca dei fatti e secondo un autorevole personaggio, On.le Giuseppe Zamberletti (destinatario, ai primi di giugno del 1980, di una esplicita minaccia al Governo italiano da parte di una delegazione libica per non firmare l’accordo bilaterale con la Repubblica di Malta), conduceva ad una “pista … troppo delicata”, perché “portava ad investigare in direzione di un ‘paese difficile’ e di suoi collegamenti con il terrorismo internazionale”. Il riferimento è alla pista libica, con un leader – Col. Gheddafi – protettore, finanziatore del Movimento del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp) e con grande familiarità con gli attentati perpetrati con l’esplosione interna di velivoli di linea. Basta leggere la vasta pubblicistica in merito che ha documentato chiaramente  le sue responsabilità per gli attentati di Lockerbie e di Teneré, rispettivamente in data 21 dicembre 1988 e 19 settembre 1989. Sono rimaste vittime, con il primo, 270 persone, e con il secondo 259. Per entrambe le esplosioni, il detonatore è entrato in funzione nell’intorno dell’ora esatta. Particolare questo, insieme alla qualità dell’esplosivo usato, che caratterizza anche la strage di Ustica, la quale, però, si differenzia dalle altre solo per il comportamento dell’ideatore. Il  Col. Gheddafi infatti, per Lockerbie e per Teneré, ha ammesso le sue responsabilità ed ha risarcito i danni solo dopo le sanzioni Onu e su istanza inoltrata dai governi competenti, stanchi come erano del silenzio del Colonnello. Per Ustica, forte della “tiepidezza” italiana, “si è avvalso invece della facoltà di non rispondere …” sia alle rogatorie e sia a due lettere inviategli -su richiesta della Presidenza della Commissione “Stragi”- da due Presidenti del Consiglio, Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Ed è bastato questo per far uscire dalla scena il paese nord-africano ed i suoi protetti, contrariamente a quello che è successo per due Paesi occidentali alleati  ed amici (Usa e Francia) che sono additati ora al pubblico ludibrio. E ciò benché adoperatisi sia a rispondere (Presidente Bill Clinton e Presidente Jacques Chirac) alle lettere dei nostri Presidenti del Consiglio (dichiarando estranei  i due Paesi alla strage di Ustica) sia a dare riscontro a tutte le rogatorie inviate dall’Italia.

In definitiva, non si è lontani dalla realtà se si prevede che, se il Governo italiano (dopo ben 40 anni) non ritiene ancora opportuno desegretare  documenti che, a parere di molti, condurrebbero alla pista Gheddafi-Fplp (Fronte per la Liberazione della Palestina), saremmo ancora al cospetto (con linguaggio zamberlettiano) di un “paese difficile”, cioè della Libia che però non ha più il suo dittatore, passato a miglior vita. Leader, questo, che oltre ai tanti demeriti ha però anche un grande merito da inserire nell’Enciclopedia del Diritto: dichiararsi estraneo ad ogni reato non per sentenza di un Tribunale ma solo avvalendosi della “facoltà di non rispondere” …

E siamo nella terra ove è nato il Diritto ma  siamo anche molto diversi da chi non ha avuto alcuna esitazione a rivolgersi all’ONU per avere giustizia….

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