La fiera delle vanità dell’anti-berlusco- fascismo

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La fiera delle vanità dell’anti-berlusco- fascismo

15 Agosto 2008

Finalmente una parola di verità e una denuncia imposta dal Dovere! Ben due pagine del ‘Corriere della Sera’ di qualche giorno fa hanno raccolto i pareri della ‘Nazione pensante’ sul terzo governo di Berlusconi, stando ad Asor Rosa, "il punto più basso nella storia d’Italia dall’Unità".

Come nella manzoniana Valle di Giosafat, ci sono tutti: Lidia Ravera, quella che aveva definito Condoleezza Rice  una scimmietta nera ammaestrata, e Antonio Di Pietro, il raffinato intellettuale "conservatore" che guarda con simpatia a Rifondazione Comunista; Fiorella M’annoia, la cantante che ha oscurato la fama di Edith Piaf e di Judy Garland, e Daniele Luttazzi, il più grande comico italiano del nostro tempo; Sabina Guzzanti, che, con i suoi profondi pensamenti, da Katharine Hepburn del XX secolo si sta trasfomando nella Hannah Arendt del XXI (rubando il mestiere a Barbara Spinelli) e Ottavia Piccolo, la cui autorevolezza morale e culturale è incontestata; Corrado Guzzanti, autore di un capolavoro come ‘Fascisti su Marte’, e Paolo Ferrero, il valdese che ha guarito i cattolici da ogni complesso di inferiorità, dimostrando che non solo un cattocomunista ma anche un cristiano riformato può avere nostalgia di ‘Bandiera rossa’ (e quindi il bisogno di ‘chiesa’ non c’entra…).

E non mancano neppure prestigiosi artisti stranieri come Michael Moore–il regista candidato alla direzione degli archivi storici dell’Unesco per il suo uso sapiente e neutrale delle fonti–o i romanzieri Javier Marias  e Pablo Ignacio Taibo II, esponenti del liberalismo zapatista e chaveziano. E questo per non parlare dei sempreverdi che su questo giornale taluno, con cattivo gusto, ha definito ‘residuati bellici’, Giorgio Bocca, Valentino Parlato, Dario Fo, Eugenio Scalfari etc.

Per la verità, ci sarebbe da piangere su ciò che è diventato il confronto politico in Italia se l’effetto finale del florilegio non fosse irresistibilmente comico. Però anche questa (davvero) incomprensibile pubblicità data ai revenants ha insegnato qualcosa. Chi avrebbe mai detto, infatti, che Paola Binetti (PD), anche lei intervistata dal giornale, avrebbe rivelato doti di saggezza, di buon senso e, soprattutto, un senso sicuro delle istituzioni da farla  sembrare, lei teodem, rispetto agli Umberto Eco, ai Nichi Vendola, ai Lucio Villari, l’unica vera portavoce della  democrazia laica e liberale?

(Dino Cofrancesco)