La giacca a vento di Prodi

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La giacca a vento di Prodi

07 Gennaio 2008

Allo schieramento di centro-sinistra, o
quanto meno alla sua impaginazione “raistica” (di rito accettato antico), gli
uomini di Lamberto Dini non appartengono più. Mastelliani, Di Pietristi,
Pecorarscanici e Comunisti di varia ascendenza difendono le loro poltrone
presenti e future e le loro possibilità, presenti e future, con ben altra grinta.

Soprattutto in tema di riforma della
legge elettorale, i liberal-democratici di Dini tacciono, anzi parlan d’altro.

Ed è un titolo di nobiltà, o comunque di
sobrietà, che gli deve essere riconosciuto. Soprattutto dal centro-destra; al
di là di quella che potrebbe essere la delusione centrodestrorsa per non
essersi lo stesso Dini dichiarato disposto a votare la sfiducia individuale ad
un singolo Ministro del governo in carica.

C’è una serie di questioni politiche vere
e importanti che in nei giorni passati Dini ha posto a Romano Prodi e che
l’opposizione non deve lasciar cadere .

Da un inizio dell’anno all’altro, a Prodi
farebbe comodo che l’unica novità politica da registrare fosse la giacca a
vento da lui sfoggiata sulle dolomiti.

La vecchia evidentemente non è durata,
perché non faceva più gioco di squadra .

Un po’ come Dini, che si vorrebbe
rubricare come pretendente al trono viscido e obliquo o addirittura far passare come alfiere di
ricatti o intimidazioni senatoriali.

La verità è che, invece, in termini di
contenuti programmatici, avrebbe detto Ugo La Malfa, quelli di Dini sono
argomenti nitidi e limpidi.

Tocca al centro-destra far rimarcare come
su di essi, sulle priorità e compatibilità che implicano, il centro-sinistra
sia ormai schieramento inaffidabile.

Si guardi a quel che prevede l’ordine del
giorno della ripresa in Senato e che da Caserta in poi ogni agenda del Governo
di centro-sinistra ha metodicamente (anzi metodologicamente) escluso.

Il Ministro Linda Lanzillotta aveva
presentato più di un anno fa una riforma di servizi pubblici locali, finora
bloccata in senato da veti, rinvii, ostruzionismi, tutti riconducibili al
pensiero e all’opera del così detto Demi-Monde delle autonomie locali e del suo
conservatorismo di sinistra.

La materia però non può ritenersi
appannaggio esclusivo del circuito governo-autonomie ed il Senato non deve
rassegnarsi a rubricarla nei fatti come extra parlamentare.

Lamberto Dini l’ha giustamente inserita
tra i propri punti di attesa.

Lo abbia fatto per far durare o per non
far durare il Governo Prodi, si vedrà.

Quel che è certo è che in Senato rendite
e  monopoli locali, costi occulti della
politica ed ostilità alla concorrenza non possono pretendere di cancellare le
idee di Dini e della stessa Lanzillotta.

Tantomeno cercando asilo politico nelle
giacche a vento del Presidente del Consiglio.Luigi Compagna