La Lega eccelle in furbizia ma in Afghanistan serve serietà

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La Lega eccelle in furbizia ma in Afghanistan serve serietà

27 Luglio 2009

La Lega ha imparato molto bene la sottile arte della politica: arrivata sulla scena al tramonto dei grandi partiti, ne ha appreso trucchi e modalita’ d’azione in tempi rapidi. Oggi il partito di Bossi eccelle nella tattica, nel gioco di sponda, nella mossa a effetto. Sa tirare la corda fino al limite del punto di rottura, conosce le debolezze degli avversari e ne trae profitto. La Lega insomma è maestra di furbizia politica ben più di qualsiasi altro partito della seconda repubblica. Ogni tanto però oltre alla furbizia (e alla convenienza) occorre anche qualche idea e (Dio ci perdoni) qualche valore.

Per questo ci sentiamo di dire che sul terreno della guerra e dell’impegno dei soldati in missione all’estero, la Lega non può entrare con gli strumenti della furbizia e della convenienza. Quel terreno è off limits, ci verrebbe da dire che è sacro, non tollera manovre e calcoli ma solo posizioni limpide e nette. Si può essere a favore o contro la missione italiana (nella Nato) in Afghanistan, ma bisogna essere seri e saper affrontare le conseguenze delle proprie posizioni. Cose che non sono compatibili con le bisboccie e le bicchierate per Miss Padania.

Il governo Prodi è caduto (una prima volta) per una questione simile e giustamente, perché nessun governo può permettersi di dividersi mentre ha uomini in armi in giro per il mondo. E agli italiani che hanno mandato Lega e il  Pdl al governo nel 2008 era assolutamente chiaro che i nostri impegni militari all’estero – e l’Afghanistan prima di tutti  – sarebbero stati rispettati e onorati senza tentennamenti. Questo al Lega lo sa bene (perché sa sempre far rispettare gli impegni di governo a cui tiene) e oggi non può, neppurure per un instante far finta di dimenticarlo.

Da Nassiriya in poi l’Italia ha avuto le sue vittime: uomini consapevoli dei rischi e della posta in gioco connessa alla loro missione. Le famiglie delle vittime hanno sempre mostrato la stessa tenuta e la stessa dignità. Mentre la situazione in Afghanistan si fa di giorno in giorno più pericolosa ma anche più decisiva non c’è in Italia un movimento delle famiglie dei soldati che agiti la bandiera del rientro, al contrario: soldati e famiglie sanno quello che fanno e vogliono portarlo a termine.

Se oggi la Lega chiede il rientro delle truppe italiane in Afghanistan per aver annusato un sondaggio, per gettare un po’ di scompiglio nel governo, per prendersi qualche rivincita dalle delusioni nella spartizione Rai, per irritare Fini e i suoi ministri è il caso di dire subito altolà. Non si può. Lo si lasci fare a Di Pietro che ormai è specialista nell’agitare fango nell’acqua limpida.