La Lega punta al sorpasso del Pdl e ha già pronte le “richieste” per il Cav.
04 Giugno 2009
Il Carroccio tesse la tela in attesa del d-day elettorale. E, nell’immediato, lima la strategia puntando ad incassare il miglior risultato possibile nelle regioni del nord: Veneto, Lombardia e Piemonte. L’imperativo leghista, infatti, è e resta “sorpassare il Pdl”.
I sondaggisti danno il partito del Senatur in crescita nel bacino elettorale di riferimento (performance stimata tra il 9 e il 10 per cento) ed è anche da qui che parte la “mission” dei leghisti, calibrata su due piani: uno a breve e uno a medio termine, ma entrambi proiettati sul territorio. Nel primo caso, se le aspettative saranno confermate dal sigillo delle urne, la Lega potrebbe rivendicare nelle logiche dell’alleanza col Pdl un ruolo maggiore nella partita che si sta giocando ad esempio su Expo e Malpensa. Nel secondo caso, resterebbe ferma la volontà di ottenere il governo di una Regione del nord, nella tornata elettorale del 2010. C’è poi la vicenda Rai: se sorpasso dovesse essere al Nord, i lumbard potrebbero avanzare le proprie richieste. Ed è anche per questo – si dice a via Bellerio – che gli uomini di Bossi avrebbero digerito, seppure a fatica, la nomina -proprio adesso – della Brambilla a ministro del Turismo.
Tasselli strategici per consolidare e incrementare il proprio peso specifico nelle macro-aree del Nord dove la Lega è nata e cresciuta. Ma negli equilibri del dopo-7-giugno pesa pure un’altra questione: il referendum sulla legge elettorale. Il Carroccio non ne vuole sapere e da Berlusconi vorrebbe un impegno preciso a non portare avanti la campagna referendaria in vista del 21 giugno. Il Cavaliere conferma l’indicazione al “sì”, per coerenza e convenienza politica nel caso il referendum passasse (il premio di maggioranza non verrebbe più attribuito alla coalizione ma alla lista, quindi al partito, che ha preso più voti), ma fa capire chiaramente che non si impegnerà a fondo per convincere il suo elettorato. In altri termini: non farà campagna da un capo all’altro dello Stivale. Una mossa che tiene conto da un lato delle esigenze dell’alleato, dall’altro dell’atteggiamento di lealtà che il Carroccio ha dimostrato pur in una campagna elettorale di tipo proporzionale come quella per le europee e nella “guerra” mediatica al Cav lanciata dalla sinistra sul caso Noemi.
Dall’altra parte, il Carroccio sa perfettamente che non può chiedere altro a livello nazionale, avendo già incassato il federalismo fiscale, il pacchetto sicurezza, le quote latte. E la competizione col Pdl per conquistare più voti nel serbatoio “storico” del centrodestra serve proprio a questo, anche se da parte del Senatur non c’è alcuna intenzione di arrivare a una rottura col Cavaliere. Tutt’altro. E non potrebbe essere altrimenti dal momento che – fanno osservare dai ranghi del Pdl – la Lega oggi è ciò che è grazie a Berlusconi e all’alleanza col Pdl. “Chissà cosa sarebbe accaduto alla Lega se avesse scelto la via del patto col Pd di Franceschini?”, la buttà là ironicamente un autorevole esponente del Popolo della Libertà.
Da parte sua Bossi conferma: "Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. Niente mani libere. Berlusconi è una brava persona: io non cambio uno che mantiene le promesse”. Lo fa in nell’intervista a Panorama (in edicola oggi) dove, tra l’altro, ribadisce la contrarietà al patto federativo col Popolo della Libertà (“per adesso no”) e mantiene il punto sull’auspicio di “vincere nei Comuni e nelle Province, quelli mi interessano”. Calderoli gli dà man forte ripetendo nelle piazze del nord e sui giornali che il sorpasso del Pdl c’è già stato “e adesso li aspettiamo al casello”. Metafora che il ministro usa per indicare nel “casello” il governo di una o più regioni puntando il dito non solo sul Veneto ma anche sulla Lombardia. All’alzata di toni in chiave elettoralistica segue la rassicurazione agli alleati del Pdl: “Non cambierà nulla nella coalizione perché la nostra alleanza è forte”.
La bandierina verde su una regione del Nord, il Senatur la vorrebbe piantare in Veneto. Qui alle politiche del 2008 Pdl e Lega l’hanno finita alla pari rastrellando rispettivamente il 27,4 e il 27,1 per cento dei consensi. Ma in questo anno il Carroccio ha lavorato molto sul territorio e ciò potrebbe giocare a favore dei leghisti, anche considerando le divisioni interne al Pdl. Quanto all’attuale governatore Galan, già al terzo mandato, per lui si farebbe strada l’ipotesi di un incarico a livello nazionale per compensare l’eventuale cessione di territori alla Lega, sempre se raccoglierà più voti del Pdl. Nei Palazzi romani della politica non si esclude che Galan potrebbe rientrare in un possibile rimpasto di governo, tra un anno, nel caso in cui alla guida del Veneto il Carroccio dovesse proporre il ministro (veneto) Zaia.
Del resto Calderoli fa notare come “l’anomalia attuale è il non avere un governatore della Lega alla guida di una grande regione del nord. Questa anomalia va superata”. Ne è consapevole anche il Cav. che a Porta a Porta ha aperto all’ipotesi spiegando che se “in questa elezioni la Lega dovesse sopravanzare il Pdl nel Veneto credo che avrebbe il totale diritto di chiedere un proprio presidente. Ma questo dipende dal voto". Poi osserva che la competizione rappresenta uno “stimolo per tutti coloro che vogliono che si continui con la gestione del Pdl a votare Pdl, per non farci bagnare il naso dalla Lega”.
Un’apertura non casuale, piuttosto una strategia di lungo periodo che Berlusconi ritiene prioritaria, anche rispetto ai desiderata delle forze politiche della coalizione: portare a compimento l’azione del governo nell’arco della legislatura e realizzare tutti i punti del programma, rispettando così il mandato degli elettori. A cominciare dal grande capitolo delle riforme istituzionali e costituzionali.
Una posizione dunque, affrancata dalle mere questioni di partito e più proiettata ad imprimere al Paese quella spinta modernizzatrice che resta il vero pallino di Berlusconi. Tutto il resto, governo del Veneto compreso, passa in secondo piano. Parola del Cav.
