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In Germania vince lo schieramento liberal-socialista

La legge sul testamento biologico è una sconfitta per Angela Merkel

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Dopo più di sei anni di violenti e tormentati dibattiti, dallo scorso primo settembre anche la Germania ha finalmente nel suo codice civile (BGB) una disciplina sul testamento biologico (Patientenverfügung). Nove milioni di persone avevano già redatto negli anni passati una disposizione finale di questo tipo, pur non essendo effettivamente sicure della sua reale validità. La giurisprudenza non era infatti mai riuscita a fare piena luce sul tema: nel 2003 una sentenza del Bundesgerichtshof (l’equivalente della nostra Corte di Cassazione) aveva stabilito che una semplice dichiarazione non fosse automaticamente sufficiente.

Dei tre disegni di legge presentati al Bundestag è prevalso alla fine quello del deputato socialdemocratico Joachim Stünker, in base al quale le dichiarazioni dei pazienti in materia di fine vita saranno sempre da considerare valide e vincolanti per i medici, purché siano fatte per iscritto. Qualora manchi il testamento o esso nulla dica su una particolare malattia, salvo si trovi un immediato accordo, il caso verrà risolto in tribunale. Il testamento può essere redatto in relazione a qualsiasi malattia e in qualsiasi stadio essa si trovi. Rimane vietato il suicidio assistito.

Tale proposta di legge, per la quale si è dubitato a lungo che vi potesse essere una maggioranza in Parlamento, ha ricevuto in giugno i voti favorevoli di 317 deputati; 233 i contrari, 5 gli astenuti, 57 hanno invece abbandonato l’aula in segno di dissenso. Come spesso accade per tutte le questioni di coscienza, gli stessi gruppi parlamentari si sono letteralmente spaccati al loro interno. A votare per la proposta più radicale gran parte dell’SPD, dell’FDP, di Die Linke e qualche deputato dei Verdi, tradizionalmente più conservatori sulle questioni biopolitiche. La CDU/CSU era invece lacerata al proprio interno tra iniziative di legge diverse, ma comunque accomunate tutte da uno spirito più prudente.

Mentre la bozza Hüppe, appoggiata ufficialmente anche dall’ordine dei medici tedeschi, rifiutava ogni regolamentazione legislativa sul tema, quella del capogruppo Wolfgang Bosbach legava la validità del testamento alla previa consultazione di un medico e alla sua registrazione presso un notaio. La dichiarazione non avrebbe inoltre dovuto essere più vecchia di cinque anni. La proposta di Wolfgang Zöller (CSU), infine, poggiava sul presupposto dell’impossibilità di normare la morte, con la conseguenza che la decisione finale avrebbe dovuto emergere non da un testo scritto, ma da testimonianze anche orali di parenti e medici.

Una vittoria per il Ministro della Giustizia, Brigitte Zypries e per tutto lo schieramento liberalsocialista, insomma, e non certo del partito della Cancelliera Merkel, come si è sentito dire qui in Italia. Critiche severe sono infine giunte dalla chiesa evangelica e dalla conferenza episcopale tedesca, che già nel 1999 avevano redatto un documento comune per un progetto di legge che sapesse conciliare assistenza e autodeterminazione.

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