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Giustizia e politica

La magistratura accerti i fatti ma non faccia politica

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Come era prevedibile, gli organi di stampa hanno dato ampio risalto alla decisione della Procura di Bergamo di sentire, fra gli altri, il Premier ed il Ministro della Salute in merito alle ragioni che indussero l’attuale Governo a non disporre una immediata chiusura di due Comuni bergamaschi pesantemente colpiti dal virus. A fronte della rilevanza sociale assunta dalla vicenda si tratta forse di un atto dovuto, la cui unica finalità è quella di ricostruire adeguatamente i fatti, anche a prescindere dalla loro rilevanza penale.
Eppure, la storia d’Italia dell’ultimo trentennio accredita al tempo stesso il timore che l’autorità giudiziaria possa ritenersi investita del compito di trasformare gli inevitabili errori che hanno caratterizzato la gestione dell’emergenza in un vero e proprio atto di accusa nei confronti della politica, già purtroppo dilaniata dalla grottesca contrapposizione fra Lombardia e Italia.
Come mai il nostro paese  si è rivelato così impreparato a gestire un fenomeno certamente non nuovo nel dibattito scientifico e reso poi altamente prevedibile dalle notizie provenienti dalla Cina?

Per quale motivo alle prime avvisaglie del rischio non si è pensato di anticipare la necessaria individuazione di strutture sanitarie riservate ai pazienti Covid con contestuale “protezione” degli altri Ospedali?
E da cosa è dipeso il grave ritardo nella messa in campo di una adeguata strategia di esecuzione dei tamponi?
Gli interrogativi che dovrebbero essere posti a fondamento di una seria analisi politico-parlamentare di tutto quello che non ha funzionato sono ovviamente molteplici e meriterebbero senz’altro la dovuta attenzione, come sembra possa avvenire in Francia attraverso il lavoro conoscitivo di una apposita Commissione.
Fra le varie questioni, quella posta a specifico fondamento dell’inchiesta giudiziaria attualmente in corso, non sembra essere peraltro la più significativa sul piano politico. Perché l’acquisizione e la valutazione dei dati provenienti dal territorio richiede inevitabilmente i suoi tempi, perché la chiusura di interi Comuni presuppone un delicato contemperamento degli interessi in gioco, perché il Governo deve valutare gli effetti di simili decisioni anche in una prospettiva più ampia, ma soprattutto perché con il senno del poi non si può certo giudicare la gestione di una emergenza. Ed il fatto che fossero in gioco delle vite umane non può spostare i termini della questione.
Ma ad attribuire una luce sinistra all’accertamento investigativo in corso è proprio il rimpallo di responsabilità suggerito in queste settimane dalle opposte tifoserie politiche e che rischia di attribuire proprio alla Procura di Bergamo un inedito ruolo di arbitro della squallida contesa che ne è scaturita.

A sbagliare per primo è stato forse chi aveva pensato di poter attribuire al duo Fontana-Gallera un virtuoso ruolo di controcanto rispetto alle prevedibili stonature del Governo Gialloverde: non era infatti quello il terreno sul quale andavano denunciate le gravissime inadeguatezze della infausta compagine politica trovatasi a guidare il paese in un momento così delicato.
Chi ha provato ad enfatizzare un presunto modello lombardo è stato oggettivamente respinto con perdite.
Ma allo stesso modo, l’astuto argomento governativo secondo il quale i Comuni di Nembro e Alzano avrebbero potuto essere chiusi anche con una ordinanza regionale rischia di rivelarsi per il Premier un clamoroso autogol: se davvero c’è stato un errore in quel senso, i primi (e forse gli unici) a sbagliare sono stati proprio coloro che avevano preso in mano la situazione e che si potevano avvalere a tal fine dei dati elaborati dal loro celeberrimo Comitato.
Cari Conte, Fontana e Speranza, avete sicuramente sbagliato tutti, sia sul piano politico che sul piano tecnico, per una variegata serie di motivi di cui sarebbe bello poter discutere senza pregiudizi, ma lo avete fatto innanzitutto perché chi fa sbaglia, e non c’è nessuno scandalo a dirlo, con buona pace dei virologi da talk show che sanno tutto a prescindere e dei giustizialisti della carta stampata che sanno sempre di chi è la colpa.
Però questa volta risparmiamoci, se possiamo, l’ennesimo procedimento penale con annesso capro espiatorio e lasciamo lontani, almeno i morti bergamaschi, dalle inevitabili contrapposizioni politiche.

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