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Oltre la decenza

La partitocrazia spiegata a mio figlio

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“Papà, papà, che cos’è la partitocrazia?” “Azz’ e mo’ come glielo spiego?”. Oggi è difficile comprendere persino cosa sono i partiti, ridotti a sigle fluttuanti di omnibus sui quali si sale, come sui taxi, a seconda della meta che ci si prefigge. Far capire a un ragazzino di quindici anni che oggi questi corpi senz’anima un tempo, nemmeno troppo lontano, erano in grado di condizionare la vita pubblica e privata delle persone, che contavano più delle istituzioni ufficiali, che pensavano di poter essere i riferimenti privilegiati, più della legge e oltre la legge, è impresa titanica.

In meno di un quarto di secolo i libri di Sartori e Panebianco che ci spiegavano politologicamente tutto ciò, sono diventati libri di storia antica; cataloghi di archeologia.

Mentre rimuginavo questi pensieri, affisso su un muro vicino al Comune scorgo un manifesto. Recita in questo modo: “Al tuo fianco 321.017 Euro a Sezze per generi alimentari e buoni spesa per chi è in difficoltà. Nessuno deve essere lasciato solo”. E sotto un grande simbolo del Pd. Insomma, quel partito rivendica i soldi giunti al sindaco, ovviamente della sua parte.

Il messaggio che quel manifesto veicola, in modo neppure troppo subliminale, è  grosso modo questo: nel vivo della più grande tragedia del dopoguerra, si comunica ai cittadini che i soldi che il Sindaco concederà ai suoi concittadini più deboli, non provengono dalle tasche di tutti gli italiani; non è neppure una misura di unità nazionale e, in fondo in fondo, non è neppure frutto di una decisione del governo. E’ stato il partito che ti ha assicurato il buono spesa; è lui che devi ringraziare!

Quel manifesto mi viene in aiuto. Riprendo un pò di sicurezza e rispondo a mio figlio di un fiato: “Vedi figlio mio, la partitocrazia è innanzi tutto una mentalità. Per questo, anche se le sedi chiudono, le ideologie muoiono, le mentalità resistono. E ci sono persone che si ostinano a guardare alla realtà dal punto di vista del partito e della sua convenienza. Anche se questo punto di vista nega la verità, il buongusto, la decenza. Questo manifesto ne è un esempio. Fotografalo e, quando la scuola riaprirà, fallo vedere a professori e compagni: spiega più di una lezione di storia!”

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