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La protesta

La piazza dei “no mask” è il frutto dell’assenza del centrodestra nella battaglia anti-emergenzialista

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La manifestazione “contro la dittatura sanitaria” tenutasi a Roma il 5 settembre (ieri) – demonizzata con l’ormai usuale epiteto offensivo di “negazionista” da politici e media di area governativa – è stata un insieme piuttosto caotico di elementi diversi, a somiglianza di eventi analoghi (in verità assai più partecipati) tenuti in molte capitali europee nelle ultime settimane.

I circa 1500 partecipanti convenuti in piazza Bocca della Verità hanno espresso un generale sentimento di esasperazione, presente in settori della società certo molto più ampi di quelli da essi rappresentati, verso le condizioni in cui il paese versa nell’attuale, indefinito e interminabile “stato di emergenza”. Ma, in mancanza di una leadership e di una linea politica definita, quell’esasperazione si è espressa tanto in istanze antiautoritarie e in legittime lamentele per una crisi economica sempre più drammatica quanto in molto meno convincenti teorie complottistiche.

E’ chiaro che il dissenso verso l’”emergenzialismo” dell’esecutivo Conte-bis, la campagna allarmistica continua, la criminalizzazione delle attività relazionali e ricreative, il crollo del settore turistico-alberghiero, il caos della scuola e dei servizi pubblici, la disoccupazione incalzante in Italia si sta cominciando a manifestare in forma visibile, ma è per ora ancora in una fase relativamente inarticolata. Ciò non significa però che continuerà ad esserlo per molto tempo, soprattutto se – come è purtroppo possibile – l’autunno vedrà un precipitare del disagio sociale, unito a persistenti restrizioni. La rabbia fino ad ora fluttuante potrebbe ben presto catalizzarsi, assumendo forme ben più evidenti ed eclatanti.

Rispetto all’eventualità di tale deriva, la linea della coalizione governativa giallorossa è già pronta, e molto chiara: gridare al mostro, additare i contestatori come pericolosi estremisti neonazisti o sciroccati “terrapiattisti”, e chiamare alla “resistenza democratica” per cercare così di puntellare una maggioranza sempre più pericolante. Una linea illiberale e autoritaria, ma anche politicamente irresponsabile: invece di tener conto del dissenso per cercare di aggiustare il tiro rispetto alle tante contraddizioni della politica fin qui seguita riguardo la pandemia, il governo è pronto ad arroccarsi nell’ultima Thule, sperando soprattutto nel sostegno di Quirinale e poteri Ue, con il rischio di alienare ulteriormente un consenso già strutturalmente minoritario, che le elezioni regionali imminenti rischiano di far apparire ancora di più in tutta la sua esiguità.

Ma anche l’opposizione di centrodestra appare nel complesso poco lucida nella sua interpretazione del momento presente, delle tensioni che la società sta vivendo a causa dell’emergenza ad oltranza, e del dissenso che in essa sta crescendo.

L’atteggiamento prevalente nelle forze di opposizione rispetto alla mainfestazione di Roma è stato quello di un’ostentata presa di distanze, di una sottolineatura della propria estraneità a qualsiasi “negazionismo”, e dell’accusa, rivolta ai manifestanti, di squalificare l’opposizione e renderla meno credibile.

In quell’accusa vi è sicuramente una grande parte di verità. Lo sfilacciato movimento riunitosi a piazza Bocca della Verità offre, nella sua ingenuità, non poche armi ad un sistema politico-mediatico che non aspetta altro per far apparire chiunque si oppone al regime emergenzialista come un pericoloso irresponsabile, al quale contrapporre la retorica delle vittime, degli eroi in trincea, e simili ipocrite banalità (invocate paradossalmente da una maggioranza che è stata “negazionista” a suo tempo proprio nel momento del massimo pericolo) che in Italia trovano sempre estimatori.

Ma a liberali, moderati e sovranisti “istituzionali” che puntano il dito contro “no mask”, no vax e altre sigle simili sembra sfuggire un aspetto essenziale della questione: se la piazza della protesta contro la gestione dell’emergenza sanitaria viene occupata da movimenti così contraddittori e poco affidabili, la causa principale sta nel fatto che in tutti questi mesi il centrodestra, su questi temi, è stato pressoché assente, o ha parlato con voce molto, troppo flebile. L’opposizione ha dato più volte l’impressione di avallare sostanzialmente il “lockdownismo” di Conte, anche sotto la spinta di governatori regionali più “lockdownisti” del governo stesso, o di dissentire da esso soltanto su aspetti marginali, concentrando le proprie critiche all’esecutivo soprattutto sui temi dell’economia, dei rapporti con la Ue o dell’immigrazione clandestina.

E’ sembrato e sembra tuttora sfuggire a FI, alla Lega, a FDI – da punti di vista diversi ma alla fine convergenti – il fatto che lo stato di emergenza introdotto e prorogato dal governo Conte ha aperto in Italia una enorme questione di libertà, a cui si connette anche una questione economica: una nazione è stata prima “chiusa in casa” in maniera indiscriminata ed ingiustificata, con risultati sanitari ed economici rovinosi, poi tenuta “in ostaggio” fino ad oggi – e chissà fino a quando – con la leva del panico e della colpevolizzazione, rischiando di produrre al tempo stesso una torsione autoritaria sempre più preoccupante ed un circolo vizioso disastroso di impoverimento e assistenzialismo.

Il centrodestra non si è mai fino ad ora intestata chiaramente, nitidamente la battaglia contro questa deriva. Non ha mai sfidato frontalmente il regime tecno-sanita irion quanto tale. Non ha mai sostenuto con convinzione la tesi secondo cui la lotta all’epidemia non giustifica la paralisi del lavoro, dei servizi, della produzione, dei consumi, della cultura. Secondo cui quella paralisi può condurci ad un arretramento delle condizioni di vita spaventoso, a livelli che non si vedevano dal boom economico del dopoguerra. E secondo cui il perseguimento della salute pubblica può essere messo in atto molto più appropriatamente attraverso strategie mirate e intelligenti di protezione delle categorie a rischio (anziani pluri-patologici, ricoverati in ospedali, cliniche e Rsa) liberando il resto del paese dalla cappa asfissiante nella quale lo si è precipitato.

Se l’opposizione non si convince finalmente che questa lotta è decisiva e va combattuta fino in fondo, non concedendo nessuna tregua all’esecutivo, e non riesce a intercettare la frustrazione, la rabbia, l’insoddisfazione crescenti nel paese, non deve poi stupirsi del fatto che quegli umori prendano altre vie, vengano catalizzati da soggetti politici più estremisti, si traducano in fenomeni politici tanto approssimativi quanto potenzialmente dannosi.

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