La politica delle aquile e quella delle pulci
23 Novembre 2007
di Redazione
C’era chi considerava i partiti
alla stregua dei taxi. Non esageriamo. Ma essi restano, pur sempre, strumenti
al servizio di una politica. Per questo, nella svolta del Cav., è assolutamente
necessario non cambiare l’ordine degli addendi se si vuole che la somma riesca.
Prima viene la nuova politica che potrebbe cambiare il volto del sistema
imperniandolo su due grandi partiti che si contendono il centro e poi la
proposta del nuovo partito. Questa, insomma, dev’essere il contorno, accanto a
un succulento arrosto.
C’è più di qualcuno, però, che
spera di cogliere l’occasione del “rinnovamento” per disarcionare la
vecchia classe dirigente e prenderne il posto. E’ legittimo e rientra nella
natura umana. D’altra parte, è chiaro a tutti che il nuovo partito non potrà
essere uguale al precedente. Né ripresentare tutte le sue vecchie facce.
L’uovo di giornata si permette,
però, di dare oggi un consiglio a tutti i pretendenti: non esagerino. Se le
loro pretese avranno il risultato di portare sotto i riflettori i litigi
interni mettendo in ombra la politica, avranno realizzato il peggior servizio
che si possa immaginare a Silvio Berlusconi e un favore insperato a tutti i
suoi avversari.
Vi sono casi nei quali le pulci
collocate sotto l’ala dell’aquila pensano di saper volare. Qualche volta lo
fanno anche credere agli altri. Ma la politica, almeno in ciò, è onesta: prima
o poi le mostra per quello che sono.
