La politica dia retta alle famiglie se vuole cambiare l’Italia

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La politica dia retta alle famiglie se vuole cambiare l’Italia

08 Marzo 2015

Nonni, genitori e figli riuniti in Piazza Farnese a Roma il giorno del Family Act. I seicento metri quadri di bandiera esposta da Manif Pour Tous a Pisa, l’associazione nata anche in Italia dopo le grandi mobilitazioni francesi. Il coloratissimo fenomeno “Io sto con i passeggini” per un fisco più equo e rette scolastiche meno salate. Tanti momenti di partecipazione dal basso, una somma di esperienze vitali, nate da una comune sensibilità: diamo più risorse alla famiglia, pietra d’angolo della nostra società. Un messaggio che tutti dovremmo avere a cuore.

A pensarci bene, quella dei movimenti per la famiglia è innanzitutto una reazione alla crisi e alle dure necessità che gli italiani hanno dovuto affrontare in questi anni. Questi gruppi vivono grazie all’impegno di tante persone che credono nel bene comune, qualcosa che deriva dall’appartenenza a una comunità, ed è proprio grazie a questa visione sussidiaria che le politiche possono incontrare i bisogni delle famiglie. E’ proprio grazie a esperienze del genere se per esempio abbiamo compreso quant’è importante la sfida della natalità e che non possiamo arrenderci all’inverno demografico.

«La natalità un problema che viene puntualmente sottovalutato,» spiega all’Occidentale Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra, invitando a ragionare sui provvedimenti concreti, «il bonus bebè è stato un primo passo ma c’è ancora timidezza». Dal punto di vista fiscale si può fare di più per sostenere i nuclei familiari alle prese con la maternità, i nido, le mense scolastiche, ma anche le tasse universitarie, i servizi sanitari, un elenco di spese molto, troppo lungo.

Tutto sta a intendersi sul senso e il significato culturale che si vuole attribuire alla famiglia, oggi. «Siamo passati da una mondo nel quale famiglia significava opportunità per tutti,» dice Castaldini, «a una visione per cui sembra quasi che l’arrivo di un figlio impedisca di poter essere se stessi e di continuare a vivere come si faceva prima…». Al contrario, «l’arrivo di un figlio, l’accudirlo ancor più della sua nascita, chiama a un ripensamento di quella cultura basata solo sulla affermazione dei desideri individuali. Dobbiamo rimettere al centro il discorso sulla cura dei figli, sulla scuola e sull’insegnamento, renderci conto che accudire non vuol dire esclusivamente affidare i propri figli ad altri, ma essere noi, genitori e famiglie, protagonisti del processo educativo e di crescita».

Una consapevolezza positiva che però nel nostro Paese si cerca puntualmente di distorcere, facendola passare per una visione nostalgica e minoritaria. Quando invece secondo noi a essere minoritario nel Paese è proprio il pensiero unico (o presunto tale) che vorrebbe la famiglia naturale al tramonto, le tradizioni ridotte ad archeologia, i valori tutti deboli, intercambiabili e relativi. Non è così e non si possono chiudere gli occhi sulla realtà. Dobbiamo avere il coraggio di dire le cose come stanno. Bisogna dire la verità.

Occorre allora moltiplicare le occasioni di incontro e di confronto nel mondo reale, nei luoghi dove viviamo e lavoriamo, e nel mondo virtuale, sul web e nei social network. «Molte di queste manifestazioni sono nate e cresciute sui social,» sottolinea Castaldini, «sul web c’è tanto fermento, un attivismo intelligente che coinvolge direttamente i giovani. Ma non basta solo Internet, c’è un’ampia fascia della popolazione, fatta di gente che lavora e che a volte non ha tempo per approfondire e interessarsi, che va ugualmente informata e sensibilizzata su temi così importanti». Mobilitarsi, ingaggiare la stampa e l’opinione pubblica perché solo facendo così, facendosi sentire – quant’è provocatorio vedere tutti quei passeggini vuoti! – si può influenzare l’agenda della politica, determinandola.