La politica estera del governo vince su internet

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La politica estera del governo vince su internet

26 Giugno 2007

Ogni tanto è utile ricapitolare un poco i fatti. Parliamo della politica estera italiana e vediamo cosa ne è stato.  Cominiciamo dall’inizio. Il governo Prodi ha ritirato le truppe italiane dall’Iraq appena arrivato al potere. Era una promessa elettorale certo, ma in questo modo ha sguarnito l’unica frontiera aperta contro l’avanzata di Al Qaeda che ora sembra muoversi liberamente in tutta le regione.

Le truppe italiane sono invece rimaste in Afghanistan ma senza poter combattere in campo aperto l’offensiva dei Talebani: sono male armate e con il laccio stretto della politica che intralcia le loro operazioni. I rapporti con il governo di Kabul sono stati compressi dalla vicenda Mastrogiacomo.

Il fiore all’occhiello della strategia  dalemiana, celebrata a Roma con una vertigine di onnipotenza, era la missione in Libano.  L’attentato ai soldati spagnoli di domenica scorsa è solo l’ultimo e il più terribile dei segnali che ne testimoniano il fallimento. Hezbollah si riarma senza difficoltà; il governo libanese è messo sotto scacco dalle rivolte nei campi profughi alimentate da Al Qaeda; la Siria non ha mollato la presa sul paese, dove continuano gli attentati contro i politici non allineati con il regime di Damasco; i razzi hanno ripreso a cadere su Israele…

Secondo D’Alema l’esperienza Unifil in Libano si sarebbe dovuta trasferire di peso anche a Gaza e in Cisgiordania, ovviamente in chiave di interposizione tra palestinesi e israeliani. Oggi, dopo la sanguinosa guerra civile palestinese che ha di fatto creato due stati separati con due governi contrapposti, si vede che il problema non era Israele e che tutta l’impostazione dell’equivicinanza era un errore. Non solo, dopo le voci di un accordo segreto con la Siria per garantire l’incolumità dei soldati italiani in Libano, la credibilità dell’Italia in fatto di missioni internazionali si è molto ridotta.

Il concetto di equivicinanza faceva anche dire a D’Alema, appena un anno fa, che  “non è possibile formare un governo nei territori che non coinvolga Hamas: i governi hanno bisogno di maggioranze”. Così Hamas, anche grazie alle ambiguità italiane ed europee,  è entrata nel governo e ha fatto fuori Fatah. Ora non ci sono né maggioranze né minoranze, c’è solo Hamas.

La simpatia di D’Alema per Hamas e Hezbollah gli aveva fatto dichiarare ancora di recente che si poteva contare su di loro per fermare la penetrazione di Al Qaeda in Libano. Anche questa illusione si è rapidamente sbriciolata e oggi Al Qaeda lancia appelli ad Hamas per fare fronte comune in Libano e ovunque nel Medio Oriente contro il nemico comune.

Inutile ricordare l’infilata di incidenti con gli Stati Uniti,  le incomprensioni e la freddezza di Washington verso il governo Prodi. Tra tutti basterebbe citare la lettera dell’ambasciatore americano Spogli e di altri cinque diplomatici occidentali sulla vicenda afghana, la crisi per la base Usa di Vicenza e la frattura con gli americani sul caso Mastrogiacomo.

Sul fronte europeo le cronache di questi giorni parlano da sole. Raccontano del motore franco-tedesco che riparte, della vittoria di Blair nella trattativa sulle nuove regole comunitarie, del peso della Polonia…
Di quale ruolo giochi l’Italia oggi in Europa, di quale siano strategie e alleanze,  non è dato sapere.

Insomma, dovunque il governo abbia tentato di mettere un chiodo il muro è crollato e intorno non ci sono che macerie.

Ma tutto sommato non c’è da preoccuparsi. Di certo non si preoccupa il governo, che sul sito www.governo.it, così, candidamente, riassume i successi italiani in politica estera conseguiti nell’ultimo anno:

“La politica estera è stata ricondotta sulle linee della costruzione europea, dei legami di amicizia e di cooperazione con gli Stati Uniti d’America, dell’adesione ai principi del multilateralismo e della ricerca dei processi di pace all’interno delle organizzazioni internazionali”.

Se non ci credete andate a vedere voi stessi…