La Pop Art compie cinquant’anni e continua a mettersi in mostra

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La Pop Art compie cinquant’anni e continua a mettersi in mostra

La Pop Art compie cinquant’anni e continua a mettersi in mostra

21 Ottobre 2007

Se c’è  una corrente artistica che entrata più di
tutte così prepotentemente, ma anche così festosamente, nella vita delle
persone, questa è la Pop Art. E
lo scopo degli artisti che ne fecero e ne fanno parte era proprio questo: far
parte del quotidiano della gente, arrivare a tutti, in maniera diretta e
accattivante, usare il linguaggio della televisione e della pubblicità,
arrivare al cuore e all’emozione, senza venature intellettualistiche. Scopo
senz’altro raggiunto, se è vero, come è vero, che ognuno di noi ha nella
memoria la Marilyn ripetuta infinite volte da Andy Warhol o
l’icona della Esso e della Coca Cola, le bandiere americane. Ma la mostra che
si apre il 26 ottobre alle Scuderie del Quirinale di Roma (fino al 27 gennaio,
info e prenotazioni tel. 0639967500) non intende solo celebrare a cinquant’anni
di distanza dalla nascita della Pop, il mito di questa corrente leggendaria,
quanto, attraverso una carrellata di 100 opere di una cinquantina di artisti,
selezionate dal curatore Walter Guadagnino, mostrare anche i lati meno
conosciuti, gli artisti meno noti. Chi crede che la Pop Art sia un fenomeno
tutto americano si sbaglia. «Si tratta di una corrente che si diffonde a
macchia d’olio non solo negli Stati uniti, ma anche in Europa» spiega il
curatore nel suo saggio del catalogo edito da Silvana. «Principalmente a Londra
e a Parigi, ma anche a Roma, Milano e Torino. Proprio per questo la mostra
dedica un ampio spazio alla Pop italiana». Così, accanto ad artisti americani
e inglesi, francesi, italiani, tedeschi, spagnoli, superstar della scena
artistica e delle aste contemporanee come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert
Rauschenberg, ci saranno  figure
leggendarie come quelle di Ray Johnson, Richard Hamilton, Peter Blake, artisti
celebri ai tempi e oggi caduti (spesso ingiustamente) nell’oblio.

Il percorso della mostra non sarà cronologico ma per
filoni tematici: dopo la prima sala introduttiva, incentrata sui precursori e
su alcune figure di maggiore rilievo di questa vicenda – da Robert Rauschenberg
a Jasper Johns, da Ray Johnson a Roy Lichtenstein, da Andy Warhol a Richard
Hamilton fino a Peter Blake e Fabio Mauri – la mostra si sviluppa in quattro
sezioni, dedicate rispettivamente alla centralità dell’oggetto e alla sua
sempre più evidente caratteristica di merce legata a un logo (in questa sezione
si trovano dipinti straordinari di Robert Indiana, Peter Phillips, Mario
Schifano, Jim Dine e le sculture di Claes Oldenburg); alle icone dello star
system cinematografico e musicale, poste in relazione con i grandi eventi
politici e sociali del tempo (qui sono esposti la grande tela dedicata da
Gerald Laing all’assassinio di Kennedy, le Marilyn di Andy Warhol, gli
astronauti di Joe Tilson e Derek Boshier, i manifesti strappati di Rotella); al
rapporto che gli artisti Pop instaurano con la cosiddetta cultura bassa, dal
fumetto all’illustrazione alla pubblicità, e, pariteticamente, con gli esempi
provenienti dalla tradizione pittorica del passato – tema, questo, particolarmente caro agli artisti
italiani presenti, da Festa a Ceroli a Schifano, ma anche
a David Hockney, Roy Lichtenstein, Tom Wesselmann, Larry Rivers. Infine, alla nuova lettura e immagine del
corpo e della sessualità che emerge come un motivo costante nell’ispirazione e
nell’immaginario di un gran numero degli esponenti di questo movimento come James
Rosenquist, Allen Jones con le sue provocanti pin ups, e ancora Martial
Raysse, Pino Pascali, Allan D’arcangelo.

Si vedranno anche, per la prima volta in Italia, le
sette “bandiere” realizzate da grandi artisti come Lichtenstein, Warhol,
Rosenquist, Wesselmann, Dine, Indiana, che dimostrano come la Pop Art fosse davvero
un’arte in grado di confrontarsi con tutti gli aspetti della creazione
artistica, da quelli più alti della pittura a quelli di un artigianato che
sconfina nella produzione industriale: spettacolari trasformazioni delle icone
classiche della Pop (dalla pistola di Lichtenstein ai Nudi di Wesselmann fino
alla Campbell di Warhol), queste bandiere arricchiscono la mostra di un
elemento sorprendente ed estremamente significativo.

L’obiettivo del curatore quindi non è
assolutamente celebrativo, né nostalgico, ma, osiamo dire, di divertirsi e di
divertire. E sicuramente di far riflettere sul perché questo tipo di arte
ancora oggi, in tempi in cui tutto si consuma e si brucia in fretta sia ancora
“so different, so appealing”, come ebbe a dire l’artista americano Richard
Hamilton per definire la Pop.