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La promessa di Boris Johnson: “Dopo il Covid saremo una nuova Gerusalemme”

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Dopo la pandemia, “una nuova Gerusalemme”. Lungi dall’essere fiaccato dalla malattia vissuta sulla propria pelle e dagli attacchi interni – l’ultimo un editoriale del “Times” con l’augurio di una sua uscita di scena nel 2021 per via di una leadership giudicata claudicante -, Boris Johnson si è presentato audace e immaginifico alla conferenza annuale del Partito Conservatore, quest’anno svoltasi in modalità telematica. Ha respinto al mittente le accuse della stampa e dell’opposizione, liquidate come “sciocchezze evidenti, una propaganda sediziosa che ci si aspetta da chi non vuole che questo governo abbia successo, che voleva fermare la Brexit e tutti gli altri nostri impegni”. E dopo aver promesso di sconfiggere il virus cinese del quale si è dichiarato “più che stufo”, ha dipinto il Regno Unito migliore che intende costruire nei prossimi dieci anni.

“Una nuova Gerusalemme”, appunto. Un Paese che per sua stessa ammissione non potrà tornare alla normalità alla fine della pandemia, ma dovrà vivere questo momento di crisi come “il catalizzatore di un grande cambiamento”. A cominciare da una sanità meglio funzionante e da un sistema di mutui che metta anche i più giovani nelle condizioni di poter acquistare un’abitazione.

“Anche nei momenti più bui – ha incalzato il premier britannico – possiamo vedere il futuro luminoso che ci aspetta. E possiamo vedere come costruirlo e costruirlo insieme”. E dopo aver promosso la risposta del suo Paese a un’epidemia “che non ci può fermare o rallentare”, ha rilanciato: “Non sarà sufficiente tornare alla precedente normalità. Abbiamo perso troppo, abbiamo pianto per troppe persone. Non ci accontenteremo di fare solo riparazioni”.

Non un rattoppo ma una autentica trasformazione, dunque. Che passa con la promessa di rendere la Gran Bretagna leader mondiale dell’energia verde entro il 2030, rimuovere le “ingiustizie” sociali e aiutare i bambini che l’emergenza sanitaria ha lasciato indietro nell’istruzione e nell’apprendimento. Quindi, come detto, realizzare un sistema di mutui che consenta ai giovani e giovanissimi di comprare casa con appena il 5 per cento di deposito.

Metà lucidamente visionario metà oratore alla Winston Churchill, il premier conservatore ha chiosato: “Nel cuore della Seconda Guerra mondiale, nel 1942, quando tutto andava storto, il governo disegnò la visione di una nuova Gerusalemme del dopoguerra che si voleva costruire. Ed è quello che stiamo facendo ora, nelle grinfie della pandemia”.

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