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Un percorso non impossibile

La rivoluzione moderata e le prospettive italiane

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Il termine ossimorico di rivoluzione moderata fu lanciato con enfasi politica la prima volta, nella campagna presidenziale del 1981, dal socialista Francois Mitterrand, come manifesto di una coalition che ambiva a cambiare la Francia partendo da una rivisitazione del rapporto assettuale tra Stato e comunità senza stravolgere l'impalcatura e la forza delle istituzioni.

In Francia la parola rivoluzione ha un significato semantico notevole ed è connaturata agli effetti radicati nel costrutto di una democrazia compiuta. È possibile per i moderati italiani perpetuare questo concetto trasformandolo da utopia a realtà? La concezione collettivista della Francia, per cui è lo Stato il contenitore assoluto,  parte da Bodin e dalle sue opere. Il socialismo riformista di Mitterrand non si discostava molto dal gollismo in questo vincolo insuperabile.

Lo statalismo italiano non ha avuto né un substrato culturale forte, né un collante storico così cementificato. La globalizzazione delle ideologie ha attenuato il dogma statalista aprendo varchi interessanti per la edificazione di un progetto politico-culturale tendente alla rivoluzione moderata,  superando le contrapposizioni tra il perimetro del tutto o niente nella dialogia fra Stato e libertà di impresa. La destra italiana, attraverso Forza Italia,  ha toccato gli apici dello scontro ideologico,  dicendo di essere liberista e mostrandosi estremamente statalista.

I moderati europei hanno avuto tradizioni ultraliberiste o semi stataliste inculcate nella storia di quei Paesi.  La Thatcher e Chirac ne sono una dimostrazione. La via della rivoluzione tenue nello spirito italiano passa attraverso l'idea dell'economia sociale di mercato nella rivisitazione del piano industriale. La Germania del Cdu distribuisce gli utili ai lavoratori, ma nel contempo agisce revisionando il quadro di reclutamento universitario, il sistema di sostegno alle famiglie (che viene incrementato) e il taglio alla spesa pubblica nel comparto dirigenziale.

La precondizione trova un aggancio nella sintesi del pensiero crociano. Libertà di impresa e concetto di universalità dello Stato, come indispensabile accoglimento delle esigenze di regolazione sociale. La via dei moderati è una costellazione di sentimenti condivisibili che non mettono in conflitto Stato e libertà. Piuttosto , è la capacità di rendere coesi gli interessi sociali  tenendoli insieme senza renderli incompatibili. È la restituzione di un profondo processo etico che apra muove finestre demografiche, che superi il dilemma incompreso dal socialismo di giustizia o libertà e si apra all'Europa come continente di riferimento culturale e spirituale.

Un percorso non impossibile.
 

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