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La sconfitta di Walter, perdente di successo

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Un gran fragore di corse da soli che finisce con un misero aumento dell’1,5 per cento sul 2006. Un punto e poco più guadagnato dall’annullamento della sinistra antagonista  e di quella socialista.

Già stamattina qualche dirigente del  Pd faceva osservare polemicamente ai veltroniani: “Avete fatto il deserto intorno a voi e lo chiamate successo”. Ma questo sarebbe niente, se Veltroni non avesse evocato il mostro dell’antipolitica, consentendo di  costruire un partito vero a Di Pietro. Un bel capolavoro, si sussurrava al loft e non mancava chi rispolverava la battuta della balia Goffredo Bettini: “Se staremo sotto il 35 per cento faremo un passo indietro”. Sono al 33, ricordano ancora sommessamente dalemiani e teodem.

La resa dei conti non è partita, ma già si intuiscono gli argomenti sui quali avverrà e i soggetti che la porteranno avanti. Lo choc è così forte, anche a causa della sparizione della sinistra, che per il momento si parla solo a mezza bocca.

Come finirà? Intanto, Berlusconi con questo risultato non dovrebbe avere problemi a governare per 5 anni. Il  rischio – per Veltroni – è che strappi da qui a un anno una bella quota di enti locali e che  nel 2010 saltino 5 o 6 Regioni.  Al loft bisogna subito correre ai ripari e trovare una strategia. Si cercherà di rianimare il cadavere della sinistra antagonista per riaprire i giochi di una vecchia alleanza? Oppure si comincerà a corteggiare l’Udc? Casini con il suo 5,5 per cento occupa un pezzo di centro. Proprio lo spazio in cui Walter, con buona pace dei Calearo e dei generali di divisione, non è riuscito ad insediarsi. Per questo  Binetti e Boba sono sul piede di guerra: per quella scelta sciagurata di privilegiare i radicali a danno dei cattolici.

La strategia  di Veltroni è stata una grande incompiuta. Da una parte si è preso Di Pietro per rispondere ad alcune domande di sicurezza che provengono dalla società. Un tentativo di dialogare con i ceti più moderati subito contraddetto dal pugno duro usato coi teodem. Poi,  ha dato al Pd una spolveratina di radicalità zapatera,  senza andare però sino in fondo..

Si può dire: è vero, tutti questi sono errori, ma il leader del Pd una cosa buona l’ha fatta: ha favorito il bipartitismo. In parte è esatto, ma solo in parte. Ora, chi resta in Parlamento giocherà le sue carte che non sono poi così poche. E’ bene ricordarsi che D’Alema, Marini e compagni sono proporzionalisti.

E’ presto per dire se vorranno ripartire da qui. Intanto, l’uomo più importante del centrosinistra non sarà più Walter. Se Rutelli – come sembra – ce la farà a vincere a Roma - il vero capo potrebbe essere  lui. Quello che tre mesi fa era diventato il dirigente più marginale del Pd potrebbe tornare in auge. La politica non si ferma mai: nessuno è sconfitto per sempre. Adesso, oltre al turno di Bertinotti, è anche quello di Veltroni. E’ lui il secondo perdente del 13-14 aprile. E come sempre è un “perdente di successo”

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1 COMMENT

  1. perdente di insuccesso
    Ho il vago sospetto che quel “Rutelli – come sembra – ce la farà a vincere a Roma” sia privo di fondamento. Incrocio le dita e punto su Gianni.

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