La sconfitta di Walter, perdente di successo
15 Aprile 2008
di Redazione
aumento dell’1,5 per cento sul 2006. Un punto e poco più guadagnato
dall’annullamento della sinistra antagonista e di quella socialista.
Già stamattina qualche
dirigente del Pd faceva osservare
polemicamente ai veltroniani: “Avete fatto il deserto intorno a voi e lo chiamate successo”. Ma questo sarebbe
niente, se Veltroni non avesse evocato il mostro dell’antipolitica, consentendo
di costruire un partito vero a Di
Pietro. Un bel capolavoro, si sussurrava al loft e non mancava chi rispolverava
la battuta della balia Goffredo Bettini: “Se staremo sotto il 35 per cento
faremo un passo indietro”. Sono al 33, ricordano ancora sommessamente dalemiani
e teodem.
La resa dei conti non è partita, ma già si intuiscono gli
argomenti sui quali avverrà e i soggetti che la porteranno avanti. Lo choc è
così forte, anche a causa della sparizione della sinistra, che per il momento si
parla solo a mezza bocca.
Come finirà? Intanto, Berlusconi con questo risultato non
dovrebbe avere problemi a governare per 5 anni. Il rischio – per Veltroni – è che strappi da qui
a un anno una bella quota di enti locali e che nel 2010 saltino 5 o 6 Regioni. Al loft bisogna subito correre ai ripari e
trovare una strategia. Si cercherà di rianimare il cadavere della sinistra
antagonista per riaprire i giochi di una vecchia alleanza? Oppure si comincerà
a corteggiare l’Udc? Casini con il suo 5,5 per cento occupa un pezzo di centro.
Proprio lo spazio in cui Walter, con buona pace dei Calearo e dei generali di
divisione, non è riuscito ad insediarsi. Per questo Binetti e Boba sono sul piede di guerra: per
quella scelta sciagurata di privilegiare i radicali a danno dei cattolici.
La strategia di
Veltroni è stata una grande incompiuta. Da una parte si è preso Di Pietro per
rispondere ad alcune domande di sicurezza che provengono dalla società. Un
tentativo di dialogare con i ceti più moderati subito contraddetto dal pugno duro
usato coi teodem. Poi, ha dato al Pd una
spolveratina di radicalità zapatera, senza andare però sino in fondo..
Si può dire: è vero, tutti questi sono errori, ma il leader
del Pd una cosa buona l’ha fatta: ha favorito il bipartitismo. In parte è
esatto, ma solo in parte. Ora, chi resta in Parlamento giocherà le sue carte
che non sono poi così poche. E’ bene ricordarsi che D’Alema, Marini e compagni
sono proporzionalisti.
E’ presto per dire se vorranno ripartire da qui. Intanto,
l’uomo più importante del centrosinistra non sarà più Walter. Se Rutelli – come
sembra – ce la farà a vincere a Roma – il vero capo potrebbe essere lui. Quello che tre mesi fa era diventato il
dirigente più marginale del Pd potrebbe tornare in auge. La politica non si
ferma mai: nessuno è sconfitto per sempre. Adesso, oltre al turno di
Bertinotti, è anche quello di Veltroni. E’ lui il secondo perdente del 13-14
aprile. E come sempre è un “perdente di successo”
